
L’avventura della stazione è finita, hanno aperto il campo governativo, qualcuno è andato il primo giorno, altri ieri, oggi gli ultimi, gli ultimi oromo. Credo lo abbiano fatto con umiliazione, ma lo hanno fatto: quale altra soluzione?
Li ho salutati nel pomeriggio, piangendo (normale per una vecchia) e mi hanno abbracciata, hanno chinato la testa davanti a me, mi hanno messo la mano sulla testa.
Allora, abbiamo cominciato a raccogliere le coperte ancora utilizzabili, fradice d’acqua, odoranti di muffa, di corpi non ben lavati; vestiti bagnati, lasciati lì, scarpe scompagnate, pezzi di vita di giovani il cui futuro è… come?
Il campo governativo è gestito dalla Cri, che si occupa di cibo, abbigliamento, sanità, il resto è in mano alla Caritas. È tutto nebuloso, non si sa che cosa avverrà, nessuno può entrare nel campo, bisogna aspettare che il prefetto approvi la richiesta di chi ancora vorrebbe lavorare con i ragazzi, facendo richiesta alla Cri. Io non entrerò in qual campo, non ho le “entrature”, quindi, con oggi, dopo avere raccolto coperte e vestiti, le mie visite alla stazione sono terminate.
È troppo triste raccontare come si è comportata la polizia, che non era in assetto antisommossa, ma in assetto di guerra, armata fino ai denti (mi è sembrato che anche i guanti fossero “armati”), ma non ci sono state botte, i ragazzi italiani hanno pensato a tenere calmi i pochi giovani rimasti sotto il portico della stazione.
Quando ho lasciato il parco, c’erano 8/9 gambiani diniegati, per i quali non è possibile fare nulla, è scaduto anche il termine per il ricorso: aspettano domani, aspettano di vedere che cosa farà la polizia e 2/3 altri ragazzi, che finiranno al campo; gli altri, sono partiti per Monza, per Milano, per la Svizzera (un centinaio)
I ragazzi solidali hanno smontato le tende più belle, le piccole sono state lasciate là, domani saranno sgomberate.
Torniamo alla “normalità”, con un senso di impotenza ancora maggiore. [Luciana Carnevale, ecoinformazioni]
