
Ora che intorno a quelle mani si è radunata dolorosamente la folla dei migranti in fuga da fame e guerre, il monumento ha subìto una straordinaria metamorfosi di senso. Quelle mani, sulle quali abbiamo visto accucciarsi e giocare a nascondino ragazzini venuti da un altro mondo compaiono ormai in migliaia di foto scattate in questi mesi e sono diventate il simbolo dell’accoglienza. E molti pensano che l’intenzione degli artisti fosse stata questa. Invece è un preziosissimo caso (sebbene amaro) in cui non è l’arte che fa il paesaggio urbano, è proprio il contrario. [Andrea Rosso, ecoinformazioni]
