
Il campo governativo gestito da Croce Rossa e Caritas non è pieno , ma per entravi bisogna arrivare all’ora giusta e passare dalla Questura. Così tanti sono costretti a dormire in strada al freddo. Il Campo di via Regina Teodolinda non si riesce neppure a definire: non è un Hot spot non è uno Sprar non è un Cas, il regolamento è segreto, le condizioni per essere ammessi discrezionali. In esso in un cono d’ombra inaccessibile anche ai consiglieri comunali ci sono anche minori, anche non accompagnati insieme a adulti non si sa come non si sa per quanto. E da qualche giorno, ogni giorno a qualcuno viene ritirato il badge escludendolo dal diritto a un posto dove dormire e mangiare.
La situazione insostenibile è stata denunciata dall’Osservatorio migranti e da Como senza frontiere. Intanto, la deliberazione del Consiglio comunale di Como che ha chiesto all’unanimità al prefetto trasparenza, legalità e diritti umani al Campo di via Regina Teodolinda non ha ancora avuto alcune risposta. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]
