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Diritti negati/ Flavio Bogani fuori dal campo governativo

campocri-cassonettiCon un’accorata lettera, nella quale spiega le inverosimili ragioni per le quali sia la Cri che la Caritas hanno ritenuto di escluderlo dal servizio al Campo di via Regina teodolinda, esprime l’amarezza per l’accaduto. La sua colpa  sarebbe stata aver distribuito volantini all’interno del Campo per invitare i migranti a prendere un tè alla Circoscrizione comunale di via Grandi. Naturalmente l’amarezza non fermerà la determinazione di Bogani nel continuare la sua opera per i diritti dei migranti. Leggi nel seguito il testo integrale della lettera.

«Senza troppi convenevoli, dal 21 novembre sono considerato non autorizzato ad entrare al campo governativo di via Regina e ho restituito il badge che mi consentiva l’accesso alla struttura.

Preferisco commentare io per primo questo episodio, perché vorrei evitare narrazioni e polemiche su social forum e soprattutto vorrei che questo fatto non sia enfatizzato più del tanto.

I fatti: sono stato esautorato contemporaneamente da Croce Rossa e Caritas, il motivo del provvedimento non mi è stato comunicato, semplicemente mi è stato detto che nel campo non si può fare volantinaggio.

Ci tengo a dire che giovedì 17 ho portato dei volantini al campo, consegnandoli come da accordi presi tra Caritas e CRI, al personale Caritas presente, nel quale semplicemente si comunicava agli ospiti della struttura l’apertura di uno spazio tè in Circoscrizione (la sei di via Grandi) e successivamente la disponibilità di una animazione linguistica presso la Parrocchia di S. Orsola.

Stamane il motivo della mia presenza al campo era semplicemente quello di accompagnare in Circoscrizione chi avesse voluto passare due ore al caldo e in compagnia di altri volontari, cosa che evidentemente non si è potuta verificare visto il mio allontanamento. Tengo a precisare che venerdì scorso, all’apertura di questo servizio, si sono presentate cinquanta persone, che hanno gradito la proposta.

In questi mesi ho vissuto con gratitudine la possibilità di poter servire i Migranti, ho vissuto anche situazioni molto buffe! Per molti volontari sono un filogovernativo tendente a destra, quando parlo in Parrocchia o con amici mi vedono di sinistra, e con molti sacerdoti (visto che sono responsabile cittadino della Caritas) sono visto come un disobbediente un poco eretico che non vuole marchiare la mensa di S. Eusebio come una esperienza ecclesiale…  Buffo, ma fossi riuscito mai a metter d’accordo qualcuno su chi sia, eppure come un tarlo mi è rimasta impressa una frase, dettami da un alto funzionario dello Stato in questi mesi: “vede, Bogani, agli occhi di tutti noi siamo i cattivi, mentre voi siete i buoni”… (mi si perdoni il non citare il nome dell’interlocutore, per discrezione).

Passi la destra, passi la sinistra, passi pure essere eretico, ma buono no, questo è troppo.

Credo con sempre maggior convinzione che i Migranti mettano a nudo le personali povertà e ricchezze di cui siamo tutti dotati.

Penso che oggi chi si considera “buono” perché accoglie sia tentato dal giudicare l’altro piuttosto che mettersi in discussione, posizione che lo mette in condizione di considerare “cattivo” chi non è dei suoi.

Mi spaventa un mondo diviso in due, in un Paese che come il nostro non esprime facilmente l’identità nazionale in questi anni. Ecco, passare per buono mi toglie uno spazio vitale di crescita, quello di potermi convertire, cioè di crescere in Umanità.

Sono grato a chi mi ha definito “buono” e a chi mi ha espulso dal campo. Mi ha riconciliato pensare di non essere arrivato solo perché desidero la Pace e la Fraternità, mi sprona a delle motivazioni che devono essere più profonde, che comportano una conoscenza di me che va oltre le ambizioni, con contraddizioni accluse.

Sognare una Pace da antagonista, una Fraternità da separato è un porsi al centro del proprio mondo, spostare l’attenzione dal cuore del discorso: sono libero se sono a servizio senza essere servizievole.

Cosa sono disponibile a fare allora per la Pace e la Fraternità?

Discernere e decidere che tra antagonismo e senso della Comunità mi ricordo che l’Istituzione è il Popolo.

Discernere che solo l’ascolto e il dialogo derivante troveranno gli spazi che l’accusare non può generare.

Discernere che un provvedimento ingiusto lo si giudica dalla Dignità che promuove, per la Persona e per il Creato, senza franchigie e distinzioni.

Discernere che tra sogno e realtà, la distanza è data dall’umile costruire, ricostruire, concretezza mai terminata, inseauribile.

Discernere che chi vedo come un nemico, ha la mia stessa dignità e pregio di fronte alla Buona Vita e ne è a tutto diritto titolare

Discernere che la Pace non è la mia pace, ma la continua ricostruzione di Riconciliazioni, percorsi di accoglienza, promozione di Ascolto.

Discernere che ogni volta che il servizio si coniuga in una forma di potere, ciò pone le basi per non essere più libero. Quale Amore ci vuole indispensabili salvatori?

Discernere che ogni atto di intolleranza è un’occasione per la non violenza.

Discernere che accogliere è riconoscere l’Accolto come l’Accogliente un fratello in continuo stato di relazione da liberare.

Insomma tutto questo per dire: ok, forse sono stato buono, ma ora che mi hai cacciato, sappi che è solo un momento amaro che passa, ma io resto, ci sono.

Serve oggi ritornare allo spirito estivo di Sant’Eusebio, non cadano i sogni come le foglie di questi giorni!

E ricordiamoci che o ci si salva tutti assieme o non si salva nessuno». [Flavio Bogani]

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