
Un allucinante telegramma del direttore generale della polizia di frontiera Pinto dello scorso 26 gennaio, chiede alle questure di lanciare la caccia ai nigeriani e alle nigeriane presenti sul territorio italiano. Il telegramma, uno strumento indicativo della fretta con la quale il ministero dell’interno vuole procedere al rastrellamento di 45 uomini e 50 donne, ha il chiaro obiettivo di dimostrare 1. che l’accordo con la Nigeria è utile e funziona,
2. che i CIE servono, come dice il Ministro Minniti, quindi che bisogna aprirne altri
3. Che il governo fa sul serio e riempie un bel charter diretto in Nigeria con 95 irregolari e chissà quanti poliziotti
4. Che per arrivare a questi obiettivi e “dare un segnale” siamo disposti a sacrificare le persone (45 uomini e 50 donne), i loro diritti e le disposizioni contenuti nella legge.
Si tratta infatti di una azione di espulsione collettiva, vietata dalla legge, fatta sulla base della nazionalità, quindi discriminatoria, a prescindere, come direbbe Totó, dalle condizioni delle singole persone. Rintracciare sul territorio 95 persone provenienti dalla Nigeria che sono in posizione irregolare, quindi uomini e donne dalle pelle nera che non girano con un cartello con scritto “nigeriano irregolare in attesa di espulsione”, vuol dire procedere a veri e propri rastrellamenti.
La posizione irregolare,ammesso che sia corretta, ma non lo è per niente, una azione contro persone provenienti da un Paese, va valutata caso per caso e non può essere oggetto di un provvedimento collettivo ad hoc che ha il senso di una persecuzione.
Da ultimo andrebbe ricordato a Pinto e al Ministro Minniti, e forse qualche parlamentare farebbe bene a farlo con una interrogazione urgente, che in Nigeria c’è Boko Haram e che la tratta di donne provenienti da quel Paese non è una invenzione del buonismo e che la legge tutela i richiedenti asilo. [Filippo Miraglia, Arci nazionale]
