
Alla fine pur essendo favorevoli a Como acqua 101 sindaci su 105 il meccanismo di calcolo dei consensi che tiene conto del diverso numero di abitanti dando quindi grande prevalenza ai paesi più grandi ha determinato che l’acqua in provincia di Como non sarà pubblica e che la gestione dei servizi sarà messa a bando in dispregio del voto referendario per l’acqua pubblica e con gravissime conseguenze occupazionali, sulle tariffe e sulla qualità dell’erogazione di un bene pubblico dichiarato anche dall’Onu essenziale per la vita. Durissimo il commento di Maria Rita Livio presidente dell’Amministrazione provinciale comasca che ha dichiarato: «La maggioranza dei Comuni ha aderito alla fusione (in Como acqua) ma la faziosità di alcuni non ha permesso di raggiungere il consenso necessario dei due terzi. Tutti hanno sempre detto di voler porre il bene pubblico acqua al primo posto del loro programma, ma evidentemente non è così»

