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Ribellarsi è Giusto

«La riflessione di don Giusto. Una lotta perché tutti abbiano casa. La situazione di famiglie senza un’abitazione richiede uno sforzo comune. Tre le proposte avanzate. Tante nostre famiglie, nella città di Como, hanno faticato per costruire una casa, oppure L’hanno acquistata, altre ancora stanno pagando il mutuo. Al nostri giovani va bene sei genitori o i nonni lasciano loro in eredità La casa o se li aiutano ad acquistarla altrimenti La strada obbligata è quella dell’affitto, poi il mutuo e finalmente dopo anni La proprietà. Tante case sono sotto-abitate poiché se un appartamento di ottanta mq negli anni Settanta vi abitavano im sei persone, ora vi abita una nonna o un nonno soli.

GU EMARGINATI
A Como se sei migrante, soprattutto di pelle nera, anche se hai un contratto di lavoro a tempo indeterminato, non trovi casa. Quanti singoli e famiglie migranti sono costretti alle “ammucchiate” in case di parenti o di connazionali perché per loro, come per Gesù a Betlemme, a Como non c’è posto.
Dice bene Papa Francesco nel discorso al movimenti popolari del 2016: «Oggi viviamo in immense città che si mostrano moderne, orgogliose e addirittura vanitose. Città che offrono innumerevoli piaceri e benessere per una minoranza felice, ma in cui si nega una casa a wigliata di nostri vicini e fratelli, persino bambini, e li si chiama, elegantemente, “persone senza fissa dimora”. E’ curioso come nel mondo delle ingiustizie abbondino gli eufemismi. Non si dicono le parole con precisione, e La realtà si cerca nell’eufemismo.
Una persona, una percona segregata, una persona accantonata, una persona che sta soffrendo per la miseria, per la fame, è una persona senza fissa dimora; espressione elegante, no? Voi cercate sempre; potrei sbagliarmi in qualche caso, ma in generale dietro un eufemismo c’è un delitto. Viviamo incittà che costruiscono centri commerciali, fanno affari immobiliari ma abbandonano una parte di sé ai margini, nelle periferie. Quanto fa male sentire che gli insediamenti poveri sono emarginati o, peggio ancora, che li si vuole sradicare! Sono crudeli le immagini degli sgomberi forzati, delle gru che demoliscono baracche, immagini tanto simili a quelle dalla guerra. E questo si vede oggi».

LA SITUAZIONE A COMO
Ma lo scandalo grave è LL divario tra super-ricchi e poveri: fioriscono alberghi a cinque e sei stelle con prezzi scandalosi per una notte dai duecento a duemila cinquecento/ tremila euro e oltre. Chi dorme a cinque stelle e chi sotto le stelle. La casa, un’abitazione dignitosa, sono un diritto di ogni persona. Perché allora gli spazi comunali, cioè nostri, restano chiusi?

Perché chi amministra la Città dà in gestione all’Aler parte delle Case Popolari non a norma? L’attitudine da Ponzio Pilato del “lavarsene le mani” degli spazi sopra citati da parte di chi ora temporaneamente li amministra ha, a mio parere, una sola giustificazione: utilizzare questi spazi non porta voti, non porta consenso elettorale, anzi, lo toglie.
Diciamolo chiaramente: alla maggior parte di chi abita a Como va bene che parte delle case popolari restino chiuse così come i quattro spazi citati sopra perché la gente ama la “sicurezza”, ovviamente La sicurezza solo di alcuni. Tanti vorrebbero fare dei nostri quartieri delle enormi case di Riposo tranquille, silenziose, ordinate. Mi colpisce anche iL fatto che chi ha diritto alla casa non si aggrega a chi vive la stessa situazione: ognuno per sé! Quando non ci si unisce per raggiungere gli obiettivi, chi “comanda” ne trae profitto.

LE PROPOSTE
1) La prima proposta la faccio al sindacati di Como: aggregatevi e fatevi portavoce di chi ha diritto alla casa. Aprite sportelli di ascolto e lottate sino a che l’obiettivo non venga raggiunto. Lottate, non adeguatevi al sistema capitalistico.
2) Propongo poi a chi temporaneamente amministra La città di Como di affidare gli appartamenti comunali non a norma, non all’Aler, ma alle Associazioni della città che sono in grado di mettere a norma gli appartamenti stessi. La Parrocchia di Rebbio che io rappresento è in grado di mettere a norma una decina di appartamenti ogni anno e di deciderne col Comune la destinazione.
3) Infine, come ultima opzione, se qualche famiglia avente diritto alla casa si trovasse messa in strada, propongo di passare in casa parrocchiale a Rebbio perché le si dia la lista degli appartamenti comunali vuoti dei nostri quartieri (via Spartaco o via Turati in primis) affinché ciò che ingiustamente non viene dato venga occupato. Darò loro una mano ad entrare, presenterò loro i vicini di casa, li inviterò a rispettare Le regole del condominio e se dovessero esserci sospensioni di energia elettrica chiamerò in aiuto l’elemosiniere del Papa Francesco.
Saluti cari e buona lotta perché tutti abbiano casa». [Giusto Della Valle da Il focolare, periodico della Comunità pastorale di Rebbio e Camerlata]

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