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Don Colmegna, i margini, il centro (dei problemi)

Sabato 11 novembre 2023, alla Cascina Massée di Albate, è stato presentato il libro Don Colmegna: al centro dei margini di Andrea Donegà, un incontro organizzato da Acli, Caritas e Coordinamento comasco per la Pace, condotto da Renzo Salvi.

Da sinistra: Renzo Salvi, don Virginio Colmegna, Andrea Donegà, Marina Consonno

In realtà, più che parlare del libro in sé, è stata l’occasione per affrontare direttamente l’opera di don Virginio, o forse – per meglio dire – per approfondire il suo “pensiero operante”. È difficile, in effetti, separare la dimensione operativa, proprio di intervento pratico, da quella teorica, cioè nel caso di don Virginio religiosa, evangelica. Come è stato detto nel corso dell’incontro, la sua è un’opera che «porta a sbattere il Vangelo sulla realtà». Lo sforzo di don Virginio è tutto rivolto a riprendere «la logica del cambiamento», che deve partire dai margini, cioè dagli «ultimi». La sua visione è netta, anche in controtendenza rispetto a un certo volontariato: «gli ultimi non vanno aiutati» ma «bisogna partire da loro» ovvero «bisogna farsi da loro coinvolgere»; non serve una loro “compartecipazione”, serve farsi guidare da loro nelle loro situazioni. È la «cultura del senso, della fragilità», non serve una società «benevola», serve una «comunità» operante.

Tale visione, per don Virginio Colmegna, è profondamente cristiana, e non può essere diversamente. C’è una radice teologica precisa, che si fonda sulla profonda relazione con il cardinale Martini, già arcivescovo di Milano, più e più volte ricordato nel corso dell’incontro, naturalmente per ragioni cronologiche (la formazione di questo nucleo di pensiero precede di molti anni l’arrivo di papa Francesco) e geografiche (si parla ripetutamente di Sesto San Giovanni e del gruppo di persone nei decenni attivo in quella che fu la “Stalingrado d’Italia”, culla anche di un cattolicesimo sociale profondamente impegnato nel politico).

Ma la lezione di don Virginio Colmegna non è rivolta al passato e – per quanto l’affermazione possa apparire paradossale – nemmeno al futuro: è centrata su una “lunga” attualità. Infatti, quando deve parlare di «casa», afferma chiaramente che la «cultura deve generare un’alternativa al semplice abitare» perché possa diventare «comunità» entro cui si sviluppi la difesa dei diritti. Abitare significa quindi «costruire la generalità delle relazioni, delle emozioni».

Una sintesi tra i diversi livelli dell’agire umano davvero radicale. Anche quando – in chiusura dell’incontro – don Virginio è chiamato a “promuovere” la sua ultima iniziativa, la Fondazione SON – Speranza oltre noi (progetto di abitare solidale per persone con disabilità o particolari fragilità), rimarca che in tale progetto è fondamentale il «magistero della fragilità», perché è lì che abita il senso e il significato. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

A sinistra Renzo Salvi, a destra Andrea Donegà.

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