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Il racconto/ Valdesi a Como

Arrivo in via Rusconi in una serata piovosa, percorrendo le strade del centro della città di Como. Al numero civico 21, dove ha sede il sobrio Tempio valdese della città, ho appuntamento con la pastora della chiesa evangelica di Como Anne Zell. L’ho contattata per ascoltare il racconto della presenza sul territorio comasco di questa comunità protestante, le cui origini risalgono al movimento dei “Poveri di Lione” attivo nel XII secolo e guidato da Pietro Valdo, che conta in tutta Italia circa 25 mila fedeli distribuiti in 150 chiese locali, con il proprio centro a Torre Pellice in provincia di Torino.

A Como e provincia, in particolare, la storia valdese ha inizio in Val d’Intelvi negli stessi anni dell’unificazione nazionale, in un periodo in cui la popolazione locale trascorreva parte dell’anno all’estero come manodopera specializzata per poi rientrare portando con sé usanze e culture “straniere”. È il 1863 quando, con l’arrivo del primo pastore Giovanni Davide Turino, viene fondata la comunità intelvese, dopo l’arrivo nei territori del patrimonio spirituale e culturale della Riforma iniziata da Martin Lutero nel 1517. Così vengono gettate le basi per la comunità valdese comasca e verso la fine del XIX secolo si contano presenze evangeliche anche a Lecco, Nesso, Dongo, Colico e Sondrio. Negli stessi anni, l’ingresso nella comunità valdese comasca di persone provenienti dall’Europa centrale e settentrionale permette di raccogliere le risorse economiche necessarie alla costruzione del tempio di via Rusconi, inaugurato nel 1906 e recentemente oggetto di importanti lavori di restauro.

Quanto alla pastora Anne Zell, arriva in città nel 2020 dopo aver vissuto il primo lockdown a Brescia in uno dei territori più colpiti durante la pandemia. Gli spostamenti dei pastori e delle pastore sono consuetudine, perché operano su un territorio con un mandato di sette anni, che possono diventare quattordici. Ma se emerge un’esigenza della Chiesa sono chiamati a spostarsi, come successo a Zell a Omegna e a Verbania in chiese nate da missioni di cittadini inglesi. Dopo la pandemia, così come capitato a tante realtà, la chiesa di via Rusconi è meno frequentata, ma resiste promuovendo diverse attività e i suoi culti domenicali, con celebrazioni anche in inglese per la partecipazione di una comunità di origini ghanesi.

Ad oggi, a Como i valdesi sono circa un centinaio, ma quasi nessuno abita in centro città e questa piccola comunità è piuttosto dispersa sul territorio. «Le persone faticosamente vengono la domenica mattina, anche da paesi distanti più di 40 km», racconta Vittorio Tummino, presidente del Concistoro valdese di Como che ci raggiunge mentre parliamo. «Tanti vengono dalla provincia di Como, un po’ da Varese e Lecco. Noi collaboriamo con la pastora nel fare in modo che le persone che vogliono partecipare ci conoscano e abbiano tutte le informazioni e il sostegno per prendere parte alle nostre attività».

Un elemento distintivo di questo gruppo confessionale è quello di essere composto da una forte diaspora, formatasi a seguito di numerose persecuzioni in tutta Europa e in quella che un tempo non era ancora l’Italia. «Tutti sanno della notte di San Bartolomeo in Francia, dove sono stati uccisi tantissimi ugonotti. Ma pochi conoscono il massacro avvenuto ai danni dei valdesi nel 1561 a Guardia piemontese, in Calabria», racconta Zell. Quello di Guardia piemontese fu un grave episodio che vide la persecuzione dei predicatori provenienti dalle valli piemontesi da parte dell’Inquisizione, a cui seguì una ribellione al controllo repressivo che a sua volta provocò l’intervento delle truppe spagnole del Vicereame di Napoli, che fecero migliaia di vittime. «Dai documenti dell’inquisizione è possibile leggere che aderire ai valdesi era considerata valdesia, un peccato per cui soprattutto le donne venivano trattate come streghe».  

[Anne Zell]

La Chiesa valdese è un’istituzione a misura d’uomo, costruita dal basso con strutture democratiche e decisioni prese a partire dalle comunità locali. «Un momento importante è l’assemblea del Sinodo, un incontro all’insegna della trasparenza dove in cui si organizza la gestione delle finanze, perché la vita strettamente della chiesa è di contribuzioni volontarie. Con l’8×1000 possiamo portare avanti delle progettualità a cui possono concorrere tutte le associazioni con progetti di solidarietà e di sostegno». A tutti i livelli dell’organizzazione le decisioni vengono prese secondo delle linee guida generali della Tavola valdese, l’organo di governo, la cui attività ogni anno viene esaminata da una commissione. Una volta all’anno, prima dell’assemblea del Sinodo valdese, si tiene un incontro dove si discute dell’operato di tutte le chiese: le finanze, le attività in corso e le iniziative future. «Nella chiesa di Como svolgiamo il ruolo di declinare nelle realtà locali le varie attività che vengono chieste dalla Tavola relative all’ecumenismo», spiega Zell.

Le iniziative sono soprattutto relative alla Pace e all’accoglienza di persone migranti. «A livello locale partecipiamo ormai da anni al progetto Mediterranean Hope per l’accoglienza di migranti e la sensibilizzazione sul tema delle migrazioni, a cui è destinata una consistente parte dell’8×1000. Ma sviluppiamo anche progetti di carattere culturale e musicale tra la chiesa di Como, quella di Lugano e quelle di Pavia e di Varese. Progetti di solidarietà, di lavoro per i giovani e soprattutto di attenzione alle fragilità», sottolinea Tummino. «Siamo una comunità piccola ma cerchiamo di essere presenti». I membri laici, come Tummino, e i pastori e le pastore, come Zell, dirigono le diverse comunità locali occupandosi anche di temi sociali di ampia portata. «Per citare alcune posizioni, il Sinodo ha stabilito l’appoggio per la legge sul divorzio, la libertà di coscienza per tutti i credenti sulla legge sull’aborto sottolineando la libertà di scelta per le donne, e si è posizionato in favore delle unioni civili e dei diritti Lgbtqi+», continua Tummino.

Così come in tutte le chiese della riforma, a sottolineare l’importanza della parità di genere tanto le donne quanto gli uomini possono essere “ministri della parola”. «Questa è già visibilmente una differenza. Dalla lettura dei testi biblici vediamo come Gesù abbia chiamato donne e uomini nella sua sequela. Ovviamente questi testi sono stati scritti in una società patriarcale, però si scrive di donne che seguivano Gesù ed erano le uniche rimaste sotto la croce, le prime alla tomba vuota», sottolinea Zell. «Persino leggendo le lettere dell’Apostolo Paolo, che è chiaramente misogino, si vede che non può fare altrimenti che citare alcune donne come responsabili delle comunità. Lidia, Chloe e altre donne con ruoli tutt’altro che marginali». Come racconta la pastora Zell, le discussioni sulle posizioni da prendere rispetto ai diritti civili non sono state indolore, perché non mancano tra i valdesi persone con valori conservatori, seppure queste posizioni siano minoritarie. «In una chiesa nessuno viene escluso, anche se ovviamente entro certi limiti. In Germania le chiese valdesi si stanno interrogando in merito a certe espressioni del partito Alternative Fur Detuschland di ispirazione xenofoba e neonazista. Il limite si supera quando si vuole godere della tolleranza ma non la si accetta per gli altri».

Da qualche decennio la Chiesa valdese, pur contenendo al suo interno posizioni minoritarie conservatrici, è una delle più aperte e progressiste in Italia e in Europa. Il suo indirizzo ha un’anima politica fatta di lotte a favore dei diritti civili e sociali che anche a Como, nonostante sia una realtà di poche persone, promuove il dialogo comunitario e interreligioso. «Quando sono arrivata a Como una delle prime riunioni a cui ho partecipato è stata con il Tavolo Interfedi, che a differenza di altre città qui si presenta come una realtà dal basso. Credo che per una città come Como, interculturale, nonostante si cerchi di non farlo vedere troppo, sia importante questa connessione», sottolinea Zell. «Stiamo anche lavorando per raggiungere delle intese con le comunità islamiche, con un’empatia frutto di una simile storia di non accettazione che nel nostro caso è stata trasformata in un impegno per la libertà. Proprio le vicende di queste comunità colpiscono, perché nonostante l’Islam rappresenti la seconda religione più diffusa in Italia non ci sono sufficienti moschee che permettano la libertà di culto».

Parlando infine del contesto in cui si trova la sua comunità, Zell sottolinea anche le discrasie che percepisce tra la presenza della sua chiesa e l’immagine del centro, ridotto come tante città italiane ad essere una vetrina di frenetico conformismo dei consumi. «Qui è tutto votato a un certo tipo di turismo di consumo e tante realtà negli anni sono state costrette ad andarsene. Ci sono negozi, bar, gelaterie. Noi vorremmo avere anche qualcos’altro, qualcosa di diverso. Adesso stiamo cercando di capire come fare un centro per la comunità, una zona gestita insieme ad altre associazioni nel centro città che potrebbe essere una vetrina diversa e un punto di incontro».

Questi valori di Pace, tolleranza e umanità sembrano sempre più divisivi e questo è emerso già lo scorso ottobre, quando la bandiera della Pace [nella foto la sua ultima apparizione pubblica il 3 ottobre 2024], affissa al Tempio valdese – posizionata sopra il portone di ingresso in occasione della Notte dei senza dimora – è stata rubata. Ma ora all’interno della chiesa valdese di Como, recentemente ristrutturata, è possibile trovare una nuova bandiera a sette colori, e i valori che incarna continuano ad essere promossi dalle persone che attraversano questo luogo.

In tempi caratterizzati dai tentativi di omologazione della popolazione nazionale all’insegna di un’italianità che esclude, in nome di una Patria che è mera costruzione ideologica, l’esperienza dei valdesi nella città di Como – così come in Europa – è un esempio di come le differenze possano essere trasformate in valore. E il dialogo promosso da questa comunità, in una congiuntura internazionale che si racconta sempre più in senso manicheo come scontro di civiltà, dimenticandosi del valore della comprensione dell’altro da sé, diventa una virtù da coltivare in opposizione ai tentativi di assimilazione o esclusione delle diverse anime, delle etnie e delle religioni che compongono l’insieme di tutti i popoli d’Europa. [Daniele Molteni, ecoinformazioni] [Foto Giuseppe Milano e Daniele Molteni ecoinformazioni]

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