Il primo incontro del pomeriggio di sabato 21 settembre all’Isola che c’è ha visto confrontarsi esponenti di diversi ambiti invitati dalla Uil per discutere della questione abitativa tra comasco e nazionale.
A dialogare con Dario Esposito, coordinatore della Uil Lario, sono intervenuti Angelo Orsenigo, consigliere regionale del Pd, Simone Moretti, sindaco di Olgiate comasco, Michele Roda, per Confcooperative, Silvano Molteni, della Cooperativa edificatrice di abitazioni operaie, Gianpaolo Folcio, dell’Azienda sociale comuni insieme di Como, ed Enrico Vizza, segretario generale della Uil Milano.
Quella abitativa è, sempre di più, un’emergenza sociale; non più solo prerogativa delle grandi città italiane gentrificate come Bologna e Milano, sempre più anche sul Lario avere una casa è una questione complessa. Ciò che vivono le persone, che negli ultimi decenni hanno vissuto crescenti difficoltà a barcamenarsi tra prezzi di case inarrivabili, affitti sempre più alti e stipendi bassi ed fermi nonostante l’inflazione e l’aumento del costo della vita, è solo la punta dell’iceberg di un momento critico per tutto il settore.
Se è vero che il Lario in proiezione perderà sempre più abitanti, d’altro canto la situazione economica globale e un’azione politica nazionale fondamentalmente disinteressata alla cosa hanno comportato un aumento dei prezzi in tutto il settore, dalle spese di costruzione ai costi di vendita e locazione. Di fronte alla dimensione sistemica e complessa della situazione il sindacato, nelle parole di Esposito e Vizza, non può accontentarsi della propria azione singola, ma deve fare rete e dialogare con tutte le parti in casa per il benessere «di lavoratori e lavoratrici, giovani coppie, studenti e anziani».
In questo senso, sono diverse le azioni da compiere e gli enti su cui fare pressione: se da una parte i comuni dovrebbero agire affinché le tantissime case sfitte venissero assegnate questo obiettivo, senza uno snellimento delle procedure di collocamento dell’Aler, risulta pressoché impossibile. D’altronde, a fronte della necessità di permettere che tutti e tutte abbiano un posto dove stare, senza un’azione governativa che ponga un tetto agli affitti e limiti la disponibilità per gli affitti brevi, le case assegnabili rimarrebbero comunque indisponibili per ampie fasce della popolazione. Sullo sfondo, inoltre, resta il ruolo del sindacato che, a prescindere dalle misure prese a livello abitativo dovrebbe rafforzare il potere contrattuale di chi lavora, smuovendo salari fermi da troppo tempo ed adeguandoli alle condizioni di vita precarie imposte dal neoliberismo. Infine, proprio il sistema economico di riferimento, con la sua fiducia ingiustificata nel libero mercato, dovrebbe essere ripensato: la politica del laissez-faire si sta rivelando sempre più insostenibile e a farne le spese sono le tantissime persone che non rientrano nella categoria dei privilegiati; il fatto che la casa non sia più un bene accessibile è, se ne stanno accorgendo sempre più parti politiche anche restie all’argomento, qualcosa di inaudito rispetto a cui intervenire è non solo necessario, ma anche urgente.
Quello che ha cercato di costruire la Uil con il proprio intervento all’interno della fiera è stato un momento di approfondimento, ma è stato abbastanza chiaro quanto dietro alla forma della conferenza ci fosse un intento di convergenza, da cui la varietà di sigle rappresentate al tavolo.
Certamente le direttrici d’azione sono teoricamente chiare, ma è inevitabile notare come il concetto di “benessere delle persone” riveli essere una patina che copre una certa confusione o, quantomeno, distanza dal reale. Il fatto che la turistificazione sia stata citata una sola volta, così come la necessità di offrire soluzioni abitative sostenibili al corpo studentesco e alle coppie giovani, diventa allora un sintomo di mancanza di penetrazione in ciò che i tanti dati citati dai relatori implicano.
In particolare pensando a Como, ma in generale guardando a tutta l’area comasca, è chiaro che l’intersezione non possa essere solo quella tra sigle ma debba coinvolgere le sempre più ampie fette di cittadinanza escluse dal diritto all’abitare. Questo a maggior ragione in una fase storica dove sempre più spazi sociali vengono sgomberati e sempre più movimenti nascono per lottare perché un tetto sopra la testa sia un diritto e non un privilegio. Nello specifico della “perla” del Lario, glissare rispetto ad una critica forte e collettiva al modello urbano che si persegue facendo diventare la città di Volta una macro-area turistica risulta almeno come atto di negligenza; è su questo nodo che le esigenze dei tanto citati dai sindacalisti “cittadini fragili” costretti a dormire in macchina si intersecano con gli studenti impossibilitati a muoversi da e per Como per andare a scuola o all’università (figurarsi ad abitare), con le fatiche dei pendolari, stritolati tra affitti milanesi inarrivabili e biglietti ferroviari insostenibili per treni puntualmente cancellati, e in generale con le difficoltà di tutte le categorie espulse dalla turistificazione. Ciò che manca non è la progettazione, testimoniata nell’incontro dagli interventi di Molteni, Roda e Folcio, quanto la prospettiva sistemica in cui si cala l’azione per facilitare le vie all’abitazione per i lavoratori e la cittadinanza tutta.
È chiaramente prioritario che i corpi intermedi prendano in carico la questione abitativa, ma per farlo non possono pensare di dialogare solo con le istituzioni, puntualmente piegate a poteri “superiori” (siano le linee governative, i fondi europei o altro), guardando alle categorie che rappresentano come fragili piuttosto che agenti di una lotta politica possibile e da costruire giorno per giorno. Soprattutto raccogliendo la sfida di Vizza, che ha ribadito l’importanza di restituire potere contrattuale a chi lavora, sarebbe opportuno rilanciare il tema della forza di contrattazione alla società in toto: un lavoro impensabile a meno di non fare fronte comune con associazioni, collettivi e movimenti sempre più attivi sul territorio per fronteggiare, anche dal di fuori delle istituzioni, il problema della casa per tutte e tutti. [Pietro Caresana, ecoinformazioni, foto di Beatrìz Travieso Pérez, ecoinformazioni]

