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Canepa/ Un altro pezzo di storia operaia in bilico

Dalle 13 alle 15 dell’11 novembre, si è tenuta un’assemblea in forma di presidio, al cancello d’ingresso della Canepa spa di san Fermo della Battaglia, azienda storica del tessile ormai in liquidazione, dove sono a rischio. Almeno, 100 dei 153 dipendenti addetti “superstiti”.

Superstiti perché l’azienda è arrivata, negli anni d’oro, ad avere circa ottocento dipendenti distribuiti su più impianti. Ci sono, dalle notizia che arrivano, trattative in corso con un possibile acquirente il quale, però, sembra che possa assorbire solo 50 lavoratrici e lavoratori degli attuali occupati.

Non si conosce di quali competenze si stia parlando per procedere alla “scelta” ma, in sintesi, questa è la situazione attuale.

Purtroppo la crisi del settore tessile, come ben sa il nostro territorio, si trascina da anni ma vedere le facce delle donne e gli uomini riuniti in quel piazzale, fa capire che quelle che oggi sono chiamate risorse hanno un cuore, hanno messo l’anima nel loro lavoro, hanno passato decenni su quei telai o nelle stamperie, fieri e fiere di quello che stavano facendo e che hanno fatto.

Oggi assistono, qualcuno con le lacrime agli occhi, a quello che potrebbe essere l’ultimo atto di un’azienda che è stata una parte importnate della loro vita e della vita di San Fermo della Battaglia. C’è anche chi ha il proprio coniuge che è impiegato in un’altra azienda in crisi, la Bavelloni di Bregano, così a dramma si aggiunge dramma.

Le “risorse” hanno famiglia, sogni, mutui da pagare. Hanno pochi anni alla pensione e solo per questo, sono difficilmente ricollocabili, non sono appetibili per il mercato del lavoro attuale. Questo è, purtroppo, un copione che si ripete con una frequenza che definire preoccupante è molto ottimistico. In generale, del sistema industraile italiano è stata fatta negli anni una svendita a prezzi di convenienza. I fondi di investimento hanno fatto man bassa dei nostri fiori all’occhiello, salvo poi chiudere e delocalizzare mentre chi aveva il dovere di salvaguardare il nostro sistema produttivo, evidentemente, non è stato all’altezza, né capace ed in molti casi ha lucrato sulla scigure procurate. [Massimo Borri, ecoinformazioni][Foto Massimo Borri, ecoinformazioni]

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