Ci sono scuole che subiscono e in quache modo condividono la furie devastarici di amministratori comunali impegnate in progetti che pensano più al sostegno del supericco di turno che allo sviluppo reale della città e al rispetto della Costituzione. Altre lottano. Riportiamo nel seguito una riflessione del presidente del Consiglio d’Istituto di Como Borgovico Simone Molteni, in attesa della sentenza Tar Corridoni.
«A cosa servono le scuole?
Negli ultimi anni abbiamo cercato in ogni modo di spiegare quale sia il significato delle scuole nella società in cui viviamo.
A scuola oggi i ragazzi non vanno semplicemente ad apprendere il sapere comune. Vanno per imparare a stare insieme, per scoprire chi sono e tracciare la rotta di chi vorranno essere nel futuro, per imparare a rispettare gli altri. Vanno per condividere e sciogliere paure e ansie che mai come in questi anni turbano i loro sonni e frenano i loro sogni. Vanno a scuola per imparare a vivere.
Chi vive la scuola lo capisce immediatamente, per gli altri può essere più arduo. È proprio per questo che tante scuole organizzano giornate aperte a tutti i cittadini, per vedere con i propri occhi. Solo nell’ultimo mese di scuola ci sono state decine di eventi a Como. I bambini della Corridoni hanno animato il quartiere razionalista con la mostra itinerante “Intrecci: il mio quartiere”, gli studenti della Foscolo hanno dato vita a uno spettacolo meraviglioso sulla legalità in un Teatro Sociale affollato e in gemellaggio con una scuola di Firenze, ecc. Ho partecipato a tanti eventi dell’Istituto Como Borgovico e vorrei condividere un momento in cui il cuore pulsante di questa comunità si rivela nella sua luce più pura.
Accade ogni volta che ci stringiamo attorno a due concorsi nati da un affetto profondo: quelli intitolati alla memoria di Carlo Bidoia e Bianca Corengia, un professore e una studentessa che hanno amato e vissuto la nostra scuola e che oggi, troppo presto, non ci sono più.
I premi dedicati a loro, “Sulle Ali della Scienza” e “La Tela Bianca”, accendono un entusiasmo e una partecipazione tra docenti e studenti che è palpabile, commovente. Anno dopo anno, le famiglie di Carlo e Bianca trovano il coraggio immenso di prendere a quattro mani il proprio dolore, varcare la soglia della scuola e consegnare questi riconoscimenti, affrontando così un bagaglio di ricordi e una sofferenza difficile persino da immaginare.
Ci si potrebbe chiedere: ne vale la pena? Vale la pena affrontare una ferita così grande? La risposta è un “sì” deciso che vibra nell’aria. Perché questo sforzo immenso restituisce un senso profondo a tutti noi. Non solo mantiene vivo il ricordo di Carlo e Bianca, ma ispira e risveglia la parte migliore di ognuno. Anno dopo anno, centinaia di studenti, docenti e genitori diventano cittadini migliori grazie a questo sforzo. Tante persone possono beneficiare di questa magia anche se -come me- Carlo e Bianca non li hanno mai neanche conosciuti.
Non è retorica. E’ la realtà oggettiva che si legge ogni anno nei risultati straordinari prodotti dagli studenti per questi concorsi. Studenti con qualche fragilità proprio in queste occasioni trovano il riscatto e ci regalano opere che stupiscono per bellezza, armonia e maturità.
Provo una gratitudine infinita verso le famiglie di Carlo e Bianca perché mostrano chiaramente quale sia il ruolo e il significato profondo della scuola. Quello di creare una comunità in cui poter condividere problemi e sofferenze per trasformarli in qualcosa di positivo e prezioso per noi e per gli altri. Quello di aiutare a costruire cittadini migliori». [Simone Molteni, presidente del Consiglio d’Istituto di Como Borgovico Simone Molteni]
[ Immagini di alcune opere realizzate per il concorso La Tela Bianca di quest’anno]

