
Un sorriso permanente, mai eccessivo, una dolcezza di linguaggio, mai minimamente sopra le righe, non riuscivano a nascondere una forte determinazione nel perseguire gli obiettivi che si prefiggeva, sempre orientati alla solidarietà in senso compiuto cioè non concedendo una parte di superfluo bensì impegnandosi ad attenuare progressivamente il gap di condizione sociale fino ad annullarlo. A metà degli anni 80 decise di sostenere la crescita a distanza di un bambino palestinese che conobbe in uno dei suoi viaggi in Palestina. Veniva periodicamente al Clas–Cgil per tradurre, dall’arabo all’italiano e viceversa, l’intenso rapporto epistolare instaurato per seguire questo percorso di crescita, dall’inserimento nella Scuola primaria, a quella secondaria, al Liceo, all’Università fino alla Formazione informatica.
Poi iniziò con Qui le stelle la sua avventura africana in Benin dove ebbe ad affrontare inizialmente enormi difficoltà ad operare in un contesto di grande povertà che genera non pochi elementi di opportunismo. Ci incontrammo. Anna mi chiese consigli, contando su una mia presunta maggiore esperienza. Ci limitammo a registrare le diversità culturali e comportamentali di Paesi entrambi collocati nell’Africa sub-sahariana e le consigliai una più approfondita valutazione sulla fattibilità del suo Progetto. Mi rispose con quel sorriso, mai eccessivo, con quella espressione così dolce: «Dovrei chiedermi se ne vale la pena? No! Le difficoltà, troveremo il modo per superarle! Queste ragazze hanno bisogno di speranze! Va fatto!».
Ora il Centro Claudia e Sonagnon è una realtà che offre alle tue ragazze importanti possibilità. Sì Anna, va fatto! [Severino Proserpio, Kelle, Senegal, per ecoinformazioni]
