«La gente di Porlezza non vuole un paese più grande, ma un paese dove è più bello viverci, con più lavoro e più diritti, più vivibile, più pulito, più sano, più accogliente e apprezzato da chi a Porlezza ci viene in vacanza» aggiungono in un volantino gli esponenti dell’associazione.
«Da decenni Porlezza non riesce a fermare il degrado del vecchio collegio di Tavordo, la desertificazione del centro storico, la selvaggia cementificazione di Porto Letizia. Tre esempi di cattive politiche urbanistica e turistica che non devono essere esportate nei comuni confinanti – prosegue lo scritto –. Chi vuole la fusione vuole solo contare su più voti per mettere le mani sul territorio scavalcando i vecchi consigli comunali (certamente criticabili ma comunque eletti dai cittadini e quindi democratici), sostituendoli con prosindaci e consultori tutti nominati da un unico sindaco. Vuole cioè più potere e meno democrazia per gestire il territorio come un comitato d’affari».
Per questo l’invito è di: «Meditare bene prima di esprimere un sì senza ritorno! Inoltre invitiamo a fare altrettanto nei molti altri Comuni in cui si terranno referendum analoghi». [md – ecoinformazioni]
