«Guido Viale ha concluso evidenziando quattro punti:
- Garanti o facilitatori? I promotori finora sono stati dei facilitatori per collegare Tsipras e quello che rappresenta (Syriza, Resistenza Greca, opposizione ai memorandum, radici greche della cultura europea) al progetto di restituire una rappresentanza ai milioni di italiani democratici e colpiti dalla crisi che non ce l’hanno più. Questo progetto ha incontrato, e incontra molti ostacoli, ma adesso è arrivato a un punto di non ritorno. Da oggi i promotori, con Tsipras, sono soprattutto garanti che non ne venga snaturato il carattere autonomo, inclusivo, unitario, apartitico.
- I promotori non hanno un’organizzazione da difendere o con cui portare avanti il progetto. Le gambe della lista sono quelle dei movimenti che la sostengono e la caratterizzano. Per questo è una lista “dei movimenti” e non “dei professori” (che tra i sei promotori sono solo 2.
- Il metodo delle candidature proposte è il più partecipato e il più aperto e per questo il più democratico possibile. Non è solo questione di tempo. In una situazione in cui le liste vanno composte rispettando una pluralità di criteri, il voto in assemblea rischia di scatenare solo risse 8ne abbiamo avuto esperienza) e le cosiddette primarie on-line non garantiscono né una lista equilibrata né un confronto ragionato.
- Il dopo è il dopo. Noi non stiamo lavorando per creare un nuovo partito né per rimettere insieme “i cocci della sinistra”. Lavoriamo per restituire una rappresentanza parlamentare e un punto di riferimento in Europa, il terreno fondamentale dello scontro politico e sociale da ora in poi, a chi non ce l’ha più perché gli è stata sottratta da errori di settarismo odi burocratismo del passato.
- Il PD non ha un programma per l’Europa che non sia l’acquiescenza ai diktat della sua governance per legittimarsi. Renzi non sa nemmeno di che cosa si parla quando si parla di Europa. Grillo partecipa a queste elezioni per avere una riconferma, ma non ha nulla da proporre. Noi sì e domani forse avremo anche la forza se non per imporre le nostre scelte, per lo meno per metterle all’ordine del giorno, Starà poi ai movimenti portarle avanti».

