
«Migliaia di bandiere in solidarietà alla Grecia.
Le elezioni greche del 25 gennaio hanno rappresentato una speranza per molti. Le delegazioni arrivate da tutta l’Europa a festeggiare ad Atene la vittoria di Syriza sono state l’immagine di una nuova solidarietà capace di attraversare le frontiere: un bel segnale quindi, che non si vedeva dai tempi dei movimenti no global.
Oggi arriva alla Grecia la prima doccia fredda: la Bce toglie alle banche greche la deroga che consentiva loro di approvvigionarsi di liquidità fornendo a garanzia titoli di Stato.
Che cosa significa? Innanzitutto la Bcecompie un gesto non necessario, perché le sue regole non le impongono di sottrarre questa deroga alla Grecia, e lo accompagna con una valutazione del tutto arbitraria sulle possibilità di successo della revisione del programma da parte della Grecia. Non solo: l’uso dei titoli di Stato come garanzia per i prestiti della BCE non è uno strumento di cui la Grecia stia abusando. Si potrebbe pensare che questo intervento sia semplicemente una sorta di “prova di forza” della Bce a beneficio della Germania e dei “falchi”, che non vogliono concedere nulla al governo Tsipras. Tuttavia vi è il serio rischio che questa mossa faccia scattare forme di panico tra i risparmiatori: quelle “corse” agli sportelli che lascerebbero davvero le banche senza liquidità. E anzi, a dire il vero questo fenomeno è già in atto da più di un mese. Senza le operazioni di rifinanziamento ordinarie (cioè quelle possibili dando in garanzia i titoli di stato) le banche rischiano di implodere in fretta. Ma c’è un altro aspetto: è assurdo che la Banca Centrale Europea non accetti i titoli di stato come garanzia dopo che gli Stati hanno rinunciato, con l’adesione all’Euro, a emettere moneta. Questo principio non dovrebbe essere messo in discussione dalla valutazione delle agenzie di rating, a cui invece si continua ad affidare il ruolo di oracoli.
Il meccanismo nel suo insieme, insomma, rischia di generare la classica profezia che si autoavvera.
Dopo i giorni della gioia e della speranza, alla fine la reazione è giunta. C’era da aspettarselo, la calma della settimana passata sembrava fin troppo sospetta. Il primo compito che spetterebbe alla nostra frammentata sinistra è quello di fare chiarezza, anche al proprio interno: Draghi, Renzi e Tsipras non sono figure sovrapponibili. La lingua di Tsipras e di Varoufakis è ben diversa da quella della Troika, anche nelle sue punte più avanzate e dialoganti. E i tentativi del nostro Premier di accostare le sue politiche a quelle del nuovo governo greco sono semplicemente ridicoli.
Ma abbiamo un compito più grande. Manifestazioni di solidarietà alla Grecia si sono svolte oggi davanti al Ministero tedesco delle Finanze; in Francia Jean-Luc Mélenchon ha proposto una mobilitazione di Front de Gauche e Verdi in appoggio al governo greco. Parallelamente, è in formazione un comitato internazionale di sostegno a Tsipras.
E noi che cosa facciamo? All’indomani dell’assemblea di Human Factor e del raduno nazionale de L’Altra Europa, in molti sentono l’esigenza di vedere non tanto un soggetto strutturarsi e darsi un nome, ma una comunità politica cominciare ad agire, costruire momenti di mobilitazione sociale, che rendano visibile un’opposizione al governo nazionale e ai vertici dell’Unione.
Se vogliamo riaprire lo spazio per una sinistra forte e autorevole in Italia, non possiamo che cominciare da qui: dall’allargamento dello sguardo all’orizzonte europeo che la campagna de L’Altra Europa ci ha fatto guadagnare (nonostante i molti errori), da un rapporto solido con i compagni che negli altri Paesi sono, in questo momento storico, più forti di noi e però conducono una battaglia dura, difficile, impossibile da vincere senza il sostegno di tutti. Una battaglia che è anche la nostra, che loro hanno ingaggiato anche per noi. Dobbiamo re-imparare a parlare di economia e finanza, con più cognizione di causa, con più profondità analitica.
Insomma, se vogliamo seguire il suggerimento dell’assemblea del 25 a Milano: rimettere al centro il fattore umano, dovremo anche riscoprire la solidarietà internazionale, rimuovere quella dose di provincialismo che ancora ci portiamo dietro, e impegnarci seriamente a lottare e militare, quando ce n’è bisogno, anche in assenza di appuntamenti elettorali.
Il tempo stringe e noi siamo ancora fragili e dispersi. Ma qualcosa di semplice lo possiamo fare: appendiamo alle nostre finestre una bandiera greca, come si fece con le bandiere della pace ai tempi della guerra in Iraq.
E poi, dato che questo è un mese cruciale per la Grecia, cominciamo subito a preparare, tutti assieme e assieme ai compagni degli altri Paesi, una mobilitazione europea.
Non restiamo a guardare! Non lasciamo sola la Grecia!» [Primi firmatari: Guido Cinaglia, Francesca Gruppi, Marco Gozzelino, Cristiano Danzano, Andrea Mossa, Cecilia Navarra, Jacopo Rosatelli, Antonio Soggia, Emiliano Urciuoli]
