
La rappresentazione dell’Amministrazione infatti, non solo per responsabilità dei giornalisti, sembra trascurare le questioni più rilevanti del vivere in città, tende a sopravvalutare l’urbanistica (deformandone il senso per renderla solo arte dell’edificare con una particolare enfasi per le grandi opere) e tra i diritti predilige maniacalmente quello alla libera circolazione (e al parcheggio ovunque) delle automobili, costi quel che costi in termini di investimenti pubblici, qualità dell’aria, allungamento paradossale dei tempi di percorrenza in città.
Purtroppo ha proprio ragione Magatti quando dice che i suoi dati non fanno notizia e ciò è sensazione condivisa al punto che non si segnalano rivolte popolari e neppure editoriali indignati quando vengono stilati bilanci che partendo pedestremente dalla riproposizione delle priorità di quelli degli anni precedenti spalmano le difficoltà poste dalla criminale riduzione delle risorse imposte dalla politiche del governo su tutti i settori contentandosi, nel caso delle Politiche sociali, di modesti incrementi di investimento dove servirebbero il doppio o il triplo delle disponibilità attuali con le quali miracolosamente si fa certamente molto di utile, ma non si riesce certamente a realizzare quell’obbiettivo fondante della nostra società, sancito dalla Costruzione nell’articolo 3. Guarda i dati dell’attività delle Politiche sociali a Como nel 2015.
