
Como come Ventimiglia, questa sembra la prospettiva. La città risponde con generosità agli appelli della rete Como senza frontiere che tenta di dare soccorso a centinaia di migranti che sistematicamente respinti alla dogana elvetica sperano di riuscire prima o poi a passare il confine per arrivare nell’agognata Germania.
Sono in massima parte eritrei giovani, molti i minori, le donne incinte e persino un neonato, e vivono nel giardino della stazione da settimane. Caritas, Croce rossa e parrocchia di Rebbio fanno il possibile per offrire almeno un pasto al giorno, ma sono sempre più urgenti un presidio sanitario, mediatori culturali per esporre ai profughi i loro diritti, un riparo notturno al coperto e prima ancora bagni e docce. Le tante organizzazioni della rete della solidarietà che raggruppa dai ragazzi e ragazze della scuola di italiano per stranieri all’Arci, dai partiti di sinistra, alla Cgil, dal Coordinamento comasco per la Pace all’Isola che c’è ha chiesto un intervento urgente e affermano di non poter reggere più a lungo. La soluzione decisa oggi dalla prefettura è affidare il coordinamento delle attività al Comune di Como, affidare alla Cri la gestione degli aspetti sanitari, d’intesa con le Ferrovie installare servizi igienici, affidare alla Caritas la gestione dei pasti e la distribuzione di vestiario e generi di prima necessità. Intanto stasera alle 21,30 in Stazione ci sarà il parlamentare di Sinistra Italiana Franco Bordo per incontrare i profughi, gli attivisti della solidarietà e affermare la rilevanza politica nazionale della questione. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

