
Invece capita spesso che il Consiglio comunale di Como appaia collocato in un mondo parallelo (fuori della realtà), impegnato a discutere di parcheggi, di buche nelle strade, di sensi unici e di altri temi pur importanti ma certamente non decisivi per il futuro di Como. Annullate frequentemente riunioni già indette, perché sembrano esauriti i temi da discutere (tutto fatto???), si è relegata alle dichiarazioni preliminari la Politica.
Appare, per questo, una scelta giusta e opportuna, un vero cambio di passo e di direzione, che gli eletti – su sollecitazione della consigliera Anna Veronelli – siano stati finalmente convocati, alle 17,30 del 10 agosto a Palazzo Cernezzi, per parlare con il sindaco e l’assessore alle Politiche sociali della gravissima crisi umanitaria in corso. Non sarà una formale seduta del Consiglio, in ferie fino a settembre, ma è già qualcosa: la prima assunzione di responsabilità del massimo organo della democrazia comasca del principale problema da affrontare in questi mesi in città. Per una volta gli eletti e le elette in Consiglio comunale potranno discutere non degli schienali delle panchine o di questioni procedurali o degli esiti degli ultimi colpi di coda del mostro paratie, ma di persone, di diritti, di volontariato, di Protezione civile e sarà, finalmente, almeno un tentativo di democrazia realmente rappresentativa della città reale. Proprio i migranti della stazione San Giovanni, oppressi da leggi italiane, svizzere e europee, potrebbero regalarci un sussulto di buona politica. Forse. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

