Una scelta che non fermerà le migliaia di migranti disposti a tutto pur di raggiungere un paese in cui sperano di potersi costruire un futuro, ma che renderà i loro viaggi ancora più pericolosi e farà crescere le tariffe dei trafficanti.
L’ennesima barriera, dopo quella al confine tra Ungheria e Serbia, quella iniziata dalla Macedonia vicino a Idomeni e quella in costruzione tra Bulgaria e Turchia.
Ma questa tra Francia e Gran Bretagna assume una valenza simbolica particolare, perché divide due paesi di antica democrazia e che, fino al concretizzarsi della Brexit, fanno parte entrambi dell’Unione europea.
Un’Unione europea che avrebbe dovuto rilanciare le ragioni della sua esistenza nell’incontro tenuto a Ventotene nei giorni scorsi tra Italia, Germania e Francia e che rischia invece il suo disfacimento proprio sull’incapacità di gestire con una strategia di lungo respiro il fenomeno storico delle migrazioni, provocate in gran parte proprio dalle politiche estere delle grandi potenze occidentali.
E mentre i governi inseguono le paure che loro stessi contribuiscono ad alimentare, a trarne vantaggio sono le destre estreme e nazionaliste, che non vogliono né i migranti né un’Europa unita.
A pochi mesi dall’anniversario dei 70 anni dei Trattati di Roma, c’è bisogno di un cambiamento politico forte, che rinnovi le ragioni dello stare insieme e si apra a quell’umanità dolente che bussa alle nostre frontiere.» [Arci Nazionale]
