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Facciamo politica, sociale e abitativa

Lo dico sulla base dell’esperienza al tavolo politiche abitative dell’Azienda sociale Comasca Lariana, dove insieme ad altri rappresento il “terzo settore” su delega di Auser e Arci. Lo dico, soprattutto, dopo l’intervento positivo del parroco di Rebbio, delle sue proposte scritte sul bollettino della sua Comunità.

Proposte su cui riflettere, incontrarsi, dialogare e fare appunto politica. Tanti, oserei dire tutti, si sono fermati sulla parola “occupare”. Una chiara provocazione, ma non hanno continuato a riflettere sul problema. Tanto clamore mediatico, ma poche analisi e idee d’intervento. Invece c’è molto da riflettere, perché c’è molto da fare.

La Giunta di Como ha deliberato lo scorso 24 luglio, di “conferire” un primo contingente di 297 alloggi all’Aler. Sono appartamenti realizzati con i soldi dei comaschi, con scelte di impegno economico fatte da Amministrazioni precedenti. Chi ci assicura che la gestione Aler sia più efficiente di quella comunale?

Questa scelta è avvenuta nel silenzio della città, senza alcun coinvolgimento. I responsabili dell’attuale Amministrazione dicono che occorrono soldi per sistemare tutti questi immobili, che si sono trovati da gestire; è vero, il problema della casa si trascina da anni, da varie gestioni della città di diversi colori; dibattiti, interventi su questi problemi che hanno sempre condizionato o tentato di condizionare bilanci annuali, dimenticando sia l’aspetto sociale che l’aspetto urbanistico, due facce della stessa medaglia, se vogliamo davvero costruire una città sostenibile, sia socialmente che ambientalmente.

Il diritto alla casa è una condizione essenziale per raggiungere questo obiettivo. Pensiamo a quanti nostri concittadini hanno difficoltà di accesso all’abitazione, al caro affitti (bei tempi, quando la politica produceva leggi come l’equo canone…), ai prezzi immobiliari, cifre che condizionano la vita di tante persone e tante famiglie. Pensiamo ai tanti nuclei famigliari che sono in condizione di svantaggio sociale, agli anziani, ai fragili, ai senza fissa dimora o a persone in condizioni di grave  marginalità e magari in situazioni di disabilità. Il diritto a una abitazione dignitosa, l’impegno da parte di una collettività a far sì che nessuna persona rimanga senza un luogo da abitare, è sancito in tante sentenze che la Corte Costituzionale ha emesso nel corso degli anni.

Penso, ma sono sicuro di condividere questo mio pensiero con tanti altri cittadini, che i diritti, la dignità delle persone possono essere garantiti quanto più sul territorio si promuova una cultura di corresponsabilità.

Questo il senso del momento che ci deve obbligare a ripensare e fare politica. La provocazione di don Giusto ha interpellato tutti. Il problema c’è, esiste, occorre impegnarsi a superarlo o a limitarlo.

Quindi l’invito è che tutte le responsabilità della città, vengano assunte. Parlo dei responsabili, dell’Azienda regionale (il presidente è appena stato rinnovato), dei Comuni dell’Ambito territoriale, dei partiti, delle categorie imprenditoriali, delle forze sociali e sindacali, dalle tante associazioni presenti sul  territorio. Trovarsi, incontrarsi, dialogare, insieme per la risoluzione del problema.

Se si prendesse l’impegno di sistemare qualche appartamento vuoto, se venissero assegnati secondo diritti e solidarietà, sarebbe la scelta di una città per le persone, una città che diventa comunità. [Luigi Nessi, ecoinformazioni]

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