Sel/ Per l’emergenza abitativa

casasfrattiMarco Lorenzini, coordinatore provinciale di Sinistra ecologia libertà, commenta i lavori svolti nelle ultime sedute della terza Commissione comunale dedicati all’emergenza abitativa, lamenta il ritardo con il quale l’amministrazione Lucini affronta il tema, chiede piena collaborazione degli assessori alle Politiche sociali e Patrimonio. Molte le proposte:  «censire il patrimonio privato sfitto e proporre ai proprietari disponibili uno scambio tra riduzione consistente delle tasse e offerta della casa con canoni più bassi del mercato; il comune potrebbe costruire una agenzia sociale e fare intermediazione (questa ipotesi potrebbe essere usata anche per aprire laboratori sociali di quartiere); assegnazione di appartamenti comunali in deroga alle graduatorie a fronte di situazioni molto gravi da valutare; in tal senso esistono altre esperienze municipali già consolidate; assegnazione di case comunali che necessitano di piccoli interventi che potrebbero essere effettuati dalla famiglia affittuaria; organizzare uno scambio tra affittualità e volontariato sociale di quartiere con il comune che programma e monitora gli interventi». Leggi nel seguito il comunicato.

«Il 2  e il 12 febbraio si sono svolte due riunioni della terza commissione consiliare sul tema dell’emergenza casa, a cui ho partecipato come uditore. Sono stati presentati dati sull’emergenza sociale a Como dall’assessore Magatti e le proposte sull’emergenza casa da Intorno. La prima valutazione è positiva perché la sensibilità mi è sembrata alta e lo spirito della discussione costruttivo, pur tuttavia lo stato del patrimonio pubblico non è esaltante e la prima responsabilità è delle giunte di centro destra che non hanno mai affrontato seriamente il problema della ristrutturazione delle case sfitte né stabilito il rapporto tra politiche sociali e politiche abitative. Ma anche l’attuale giunta ha le sue responsabilità e, pur garantendo la nostra fiducia, dobbiamo notare che il tema dell’uso del patrimonio pubblico per affrontare la crisi abitativa e sociale andava posto due anni fa, non a metà mandato. 194 famiglie con minori chiedono una risposta adesso, 359 famiglie che hanno un piccolo reddito, ma non sufficiente per pagare il canone di affitto e le bollette, chiedono un impegno non differito, 20 famiglie con sfratto in esecuzione bussano adesso alle porte del comune, e la giunta ha il dovere di offrire alternative. Quindi mi chiedo come mai un patrimonio pubblico inutilizzato così vasto, rappresentato da più di 150 appartamenti sfitti, non sia stato censito prima e messo subito, o dopo alcuni interventi, a disposizione delle emergenze sociali. Noi crediamo che le politiche sociali e il patrimonio debbano collaborare a partire da due principi che riteniamo centrali: la casa è un diritto sociale alla base della dignità delle persone e il patrimonio non ha soltanto un valore economico, ma è prima di tutto un bene sociale, un lascito dei nostri padri affinché il pubblico possa fronteggiare le emergenze e dare risposte nei momenti di crisi economica. In tal senso va bene che una quota di bilancio vada a finanziare la ristrutturazione del patrimonio pubblico, vanno bene i bandi che a breve possano assegnare case ai bisognosi, ma dobbiamo fare di più e subito perché il problema dell’emergenza abitativa coinvolge centinaia di famiglie. Sel ribadisce le sue proposte:

– censire il patrimonio privato sfitto e proporre ai proprietari disponibili uno scambio tra riduzione consistente delle tasse e offerta della casa con canoni più bassi del mercato; il comune potrebbe costruire una agenzia sociale e fare intermediazione (questa ipotesi potrebbe essere usata anche per aprire laboratori sociali di quartiere);

– assegnazione di appartamenti comunali in deroga alle graduatorie a fronte di situazioni molto gravi da valutare; in tal senso esistono altre esperienze municipali già consolidate;

– assegnazione di case comunali che necessitano di piccoli interventi che potrebbero essere effettuati dalla famiglia affittuaria;

– organizzare uno scambio tra affittualità e volontariato sociale di quartiere con il comune che programma e monitora gli interventi»

[Marco Lorenzini, coordinatore provinciale Sel Como]

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