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Non sono solo canzonette

Il 13 marzo, organizzato dalla Biblioteca e dal Comune di Lurago d’Erba e dalla sezione del territorio erbese dell’Anpi, si è tenuto, nell’ambito della serie “La storia siamo noi”, l’incontro Mussolini e la sua “orchestra” con Gioachino Lanotte, docente dell’Università Cattolica di Milano.

La serata, davvero interessante e coinvolgente, è stata un ottimo esempio di come potrebbe (o meglio dovrebbe) essere una lezione di Storia (o di Musica?). Attraverso canzoni cantate dal vivo col supporto della chitarra, immagini, spezzoni di filmati d’epoca, si è infatti analizzato in modo efficace uno degli aspetti della propaganda fascista.

Finalmente la musica e le canzoni non hanno svolto la funzione di sottofondo a una narrazione, ma ne hanno costituito l’asse portante, come documenti fondamentali, indispensabili per leggere un’epoca.

Ad essere prese in esame non sono state tanto le note canzoni della propaganda fascista quali Giovinezza giovinezza, o Faccetta nera, ma quelle che si potrebbero definire delle “innocue canzonette”, di autori e cantanti famosi e amati dalla gente. Proprio di queste si è servita la propoganda fascista per entrare nelle menti (a volte anche nei cuori) di quel ceto medio che ha costituito la base di consenso del fascismo. Gioachino Lanotte ci ha quindi mostrato (o meglio fatto sentire) come ai diversi ambiti centrali per il fascismo, corrispondessero filoni di canzoni.

Gioachino Lanotte durante una delle sue interpretazioni storico-musicali.

È partito dalla questione della natalità, con la definizione di un preciso ruolo della donna e la denigrazione del celibato, che trova voce in canzoni come Balocchi e profumi, Allegri scapoli, Re di cuori o, ancora, Signorine… sposatevi che ha come sottotitolo “Canzone demografica a ritmo di foxtrot”. Si è poi passati alla valorizzazione dello sport e dell’immagine del maschio valoroso e forte a cui non serve l’istruzione e si fa vanto di non essere tra gli sgobboni a scuola, ben impersonificata da Il mio amore è un centroattacco. E ancora la “Campagna del grano”, tesa a contrastare l’abbandono delle campagne, a cui fanno da supporto numerosissime canzoni quali Fiorin fiorello, Campagnola, Contadinella bionda, Contadinella bruna, Bella contadinella.

Anche la guerra coloniale viene propagandata come guerra di civiltà per salvare le donne schiave; le partenze dei soldati sono festose, il Negus viene sbeffeggiato addirittura da un Topolino in Abissinia che per la prima volta ammette l’uso dei gas tossici. E ancora, il disprezzo delle sanzioni e dell’Inghilterra che, da alleata, diviene nemica, presente in Sanzionami questo. Anche la musica si evolve, col passare degli anni, gli echi del jazz fanno comunque capolino anche in Italia dove, solo successivamente, ne verrà vietato l’uso (dappertutto, ma non in casa di Mussolini, come dice il figlio Romano, noto jazzista). Ci sono quindi canzoni come Se potessi avere mille lire al mese e cantanti quali Natalino Otto o Rabagliati.

E per finire, la guerra: non ci sono canzonette specifiche che parlano di guerra, ma la guerra irrompe nelle canzoni e diviene lo sfondo non esplicitato come in Ma l’amore no.

Secondo Lanotte questa operazione di propaganda non è però riuscita fino in fondo al regime e il fascismo nelle canzonette è, a suo avviso, finito prima del 1943, quando le parole delle canzoni hanno cominciato ad essere modificate in modo ironico e alle diverse melodie sono stati apposti testi che irridevano Mussolini, il partito, le imprese eroiche dei camerati.

Tutto questo percorso, nell’ambito della serata, è stato strutturato sulla base di profonde competenze storiche e musicali, che non sono però mai state esibite e non hanno appesantito una narrazione briosa, a tratti persino divertente, nonostante la drammaticità degli argomenti. [Mariateresa Lietti, ecoinformazioni]

Gioachino Lanotte
Giovanni Molteni, Comune di Lurago d’Erba
Ennio Della Francesca, Anpi Erbese
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