Il servizio di Camilla Pizzi nell’edizione delle 7,15 del 18 marzo di Metroregione di Radio popolare. Il 10 marzo, a Palazzo Cernezzi, con il solo voto della lista civica Rapinese, il Consiglio Comunale ha sancito la privatizzazione totale dei nidi. L’attacco della destra civica comasca continua, violentemente, a colpire la dignità di lavoratrici e lavoratori.
In un’intervista a Espansione TV, il sindaco ha commentato la decisione approvata lamentandosi che il 40 per cento dei dipendenti pubblici goda di troppi permessi, dato che in un’azienda privata, tipo una pizzeria, questo non sarebbe sostenibile.
Questo paragone evidenzia una totale mancanza di comprensione e una visione riduttiva del servizio educativo e sociale, trasformandolo in un mero business- ha risposto la UIL del Lario.
I permessi che valgono nel pubblico valgono anche nel privato ha aggiungo la Cgil – e Il comune di Como non è sfortunato, ma responsabile di non sostituire il personale, sia dimissionario che assente per malattie lunghe.
Il sindaco si è inoltre chiesto se non siamo proprio i dipendenti pubblici a guadagnare troppo: l’educatrice di una cooperativa sociale ha uno stipendio lordo di ingresso di 1695 euro per 38 ore a settimana, se fortunata. Nel pubblico il dato è di 2000 euro, tra tabellare e indennità educativa, per 36 ore settimanali.
Un lavoro stabile, sicuro e di qualità è alla base di un servizio all’altezza del compito educativo della nostra comunità cittadina.
Il sindaco ha parlato molto chiaramente, confermando che diritti e stipendi delle lavoratrici delle cooperative sociali sono più convenienti e costano meno economicamente, con meno diritti.
Come definita dal Comitato Como a misura di famiglia – una decisione pericolosa e irresponsabile, presa senza alcuna motivazione convincente, se non un presunto risparmio economico Dietro al quale si cela infatti la scelta palese di disinvestire nell’educazione delle giovani generazioni. [Camilla Pizzi, ecoinformazioni]

