Taglio fondi Usaid e mortalità. Il 30 giugno la rivista The Lancet, tra le più prestigiose riviste scientifiche al mondo, ha pubblicato uno studio che valuta retrospettivamente l’impatto che i fondi erogati da Usaid (UnitedStates Agency for International Development) hanno avuto nelle ultime due decadi nei paesi a basso e medio reddito.
Nonostante Uaid sia il più grande donatore mondiale in termini assoluti, in letteratura vi sono scarse evidenze di valutazione d’impatto dei fondi destinati all’aiuto allo sviluppo. Anche per questo motivo lo studio è rilevante. Peraltro gli USA destinano all’aiuto allo sviluppo solo il 0,23% delle loro entrate statali, non raggiungendo l’obiettivo delle Nazioni Unite che è il 0,7%.
Lo studio valuta anche prospetticamente l’impatto che il taglio dei fondi USAID, voluto recentemente dall’Amministrazione Trump, avrànei paesi a basso e medio reddito sulla mortalità dei malati di AIDS, di malaria e di altre patologie nei prossimi 5 anni.
Gli Autori hanno considerato i dati di mortalità e di morbidità di 133 paesi in un arco temporale che va dal 2001 al 2021 e hanno usato modelli di simulazione per configurare la situazione da qui al 2030.
Dallo studio emerge che i fondi erogati da Usaid in 20 anni hanno ridotto del 15% la mortalità generale tra gli adulti e del 32% quella dei bambini al di sotto dei 5 anni di età.
In particolare sono evidenziate riduzioni del 65% della mortalità per AIDS (25,5 milioni di persone), del 51% della mortalità per malaria (8 milioni di persone), del 50% della mortalità di altre patologie neglette (8,9 milioni di persone) oltre alla riduzione della prevalenza di numerose altre patologie (tubercolosi, patologie perinatali, sindrome diarroiche, deficit nutrizionali).
Purtroppo, e come facilmente intuibile, la proiezione futura è assolutamente tragica. I tagli dei fondi voluti dall’Amministrazione Trump porteranno, nei soli prossimi cinque anni, ad almeno 14 milioni di morti, compresi 4,5 milioni di bambini. Senza considerare l’impatto sulla morbidità per tutte le malattie sopra considerate.
Un solo esempio: in Uganda ogni ospedale non profit (in totale 57) perde circa il 20% del proprio budget generale. Con conseguente perdita della possibilità di pagare i salari a consistenti numeri di personale infermieristico e di approvvigionamento di materiale sanitario di consumo.
Quasi superfluo sottolineare che razionalizzare l’uso dei fondi Usaid non è equivalente a tagliare gli stessi drasticamente.
Lascia allibiti la facilità con cui si eludano i problemi che tutto ciò comporta in termini di forte impatto etico, sanitario e sociale, oltre che politico. Scelte che sicuramente coinvolgeranno non solo i paesi a basso reddito, ma anche gli altri paesi del mondo.
Ci sembraquindi ancor più importante continuare a difendere il diritto alla salute, specie dei più poveri, creando consapevolezza, opponendoci ad un sistema di morte e delineando soluzioni alternative.
[Italo Nessi, Medici con l’Africa Como Onlus, per ecoinformazioni]
Didascalia dell’immagine in copertina
Per chi volesse leggere l’articolo, in inglese, di seguito il link il pdf.
http://www.thelancet.com Published online June 30, 2025 https://doi.org/10.1016/S0140-6736 (25)01186-9 5

