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Il sangue di Nablus non può essere estraneo alla gemella Como

Leggo che a Nablus, città palestinese, è stato ucciso da militari israeliani giovedi 23 aprile un ragazzo di 15 anni. Leggo che a Nablus, il 24 coloni hanno invaso e distrutto quartieri della città, sotto gli occhi dei militari di Isrraele che non sono intervenuti a fermare gli assalitori. Ennesimo atto criminale, contro popolazione inerme.

In Cisgiordania sono migliaia i profughi palestinesi uccisi. Pochi lo sanno e leggono di tanto orrore, crimine contro l’umanità.

Vangono taciute notizie che dovrebbero interessare la nostra città, da anni Nablus è gemellata con Como come lo è anche con una città israeliana.

Como città Messaggera di Pace, dovrebbe essere oltre che un vanto un impegno. Cosa difficilissima da interpretare, ma secondo me, un tentativo di aiuto a Nablus, un tentativo di dialogo con la parte della popolazione israeliana che rifiuta il genocidio e si organziza per conrastarlo andrebbe tentato; altrimenti che gemellaggio è? Così come agito (non agito) adesso è tempo sprecato, un “insulto” alle persone che precedentemente ci hanno creduto e hanno lavorato per la Pace. Indispensabile sarebbe invece rompere il silenzio.

Ma forse, ed é l’amara, vergognosa realtà, Nablus, la Cisgiordania, Gaza, non interessano a tanta parte della città.

Meno male che c’è chi ricorda gli orrori perpetrati da Netanyaou e dai paesi suoi complici tutte le domeniche nel tardo pomeriggio in Piazza San Fedele. Bandiere bianco, verdi, nere e con il triangolo rosso, cartelli  di denuncia. La gente passa, legge, forse poi ci pensa.

Pensa e ricorda il genocidio di Gaza, pensa ai bonmbardamenti sui civili dell’esercito israeliano, pensa alle abitazioni del popolo palestinese distrutte dai coloni, all’occupazione delle terre.

Forse poi qualcuno riflette. Sperando che intervenga l’Amministrazione, la politica tutta non solo le sinistre, la società civile non solo quella dichiaratamente per i diritti umani e la Pace della nostra città. Non si può abbandonare un popolo che lotta per la propria libertà. [Luigi Nessi, ecoinformazioni]

[Foto di copertina Luigi Nessi Santo Sepolcro 2013]

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