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Magni interroga il ministro sulla repressione a Lecco

All’intimidazione contro l’antifascismo a Lecco risponde il sentaore di Avs Tino Magni che interpella il ministro degli Interni perché operi per evitare che La difesa della Costituzione venga considerata problema di ordine pubblico.

Atto n. 4-03215

MAGNI – Al Ministro dell’interno. –

Premesso che:

in data 27 aprile 2026, a Lecco, si è svolta una commemorazione promossa da gruppi neofascisti in memoria di 16 militari repubblichini della Repubblica Sociale Italiana, appartenenti alle Brigate Leonessa e al Battaglione Perugia;

tali reparti della RSI sono storicamente noti per aver collaborato attivamente con le forze di occupazione naziste (SS e Wehrmacht) nelle operazioni di rastrellamento, cattura e uccisione di centinaia di partigiani e civili, nonché per il celebre episodio dell’“inganno della bandiera bianca”, avvenuto a Lecco nei giorni della Liberazione;

la città di Lecco vanta una radicata e dolorosa tradizione antifascista, avendo pagato un tributo di 349 partigiani uccisi, centinaia di torturati e oltre 800 deportati nei campi di sterminio nazisti;

in concomitanza con l’evento neofascista, anticipato di 24 ore rispetto alla data inizialmente prevista, si è radunato spontaneamente un gruppo di circa sessanta cittadini e attivisti della Rete Antifascista locale per esprimere il proprio dissenso;

la stessa Questura ha certificato il carattere assolutamente pacifico della contestazione, svoltasi senza alcun contatto fisico, tensioni o tentativi di sfondamento del cordone di sicurezza, ma caratterizzata esclusivamente dall’uso di slogan, pentole, fischietti e trombe da stadio;

nelle settimane successive, la Questura di Lecco ha notificato quasi 40 sanzioni amministrative ad attivisti e semplici cittadini, applicando le pesanti disposizioni introdotte dai recenti provvedimenti in materia di sicurezza (cosiddetti “Decreti Sicurezza”);

l’entità di tali sanzioni è compresa tra i 3.000 e i 10.000 euro per ciascun partecipante, raggiungendo una cifra complessiva di centinaia di migliaia di euro, configurando, in tal modo, un’inaccettabile sanzione, sproporzionata e dal forte carattere punitivo ed economico, e solo per aver esercitato il diritto al dissenso;

è evidente la palese e ingiustificata contraddizione tra tali misure repressive e la natura antifascista della Costituzione italiana, asse fondante della Repubblica;

tale contraddizione appare ancora più evidente alla luce del fatto che il Consiglio comunale di Lecco, lo scorso 30 marzo, aveva approvato un chiaro ordine del giorno con cui impegnava il Sindaco e la Giunta ad interloquire con le autorità competenti e a non concedere spazi pubblici a soggetti che promuovono o riabilitano figure legate al regime fascista;

la vicenda lecchese assume un preoccupante significato nazionale, poiché evidenzia come i decreti sicurezza inaugurino una diversa filosofia del controllo sociale orientata alla punizione preventiva, all’intimidazione economica e alla neutralizzazione del dissenso attraverso il peso delle sanzioni pecuniarie;

emerge, in particolare, un rovesciamento della realtà democratica, sempre più evidente ed allarmante: mentre i raduni nostalgici del fascismo continuano a svolgersi regolarmente sotto la protezione delle forze dell’ordine, ad essere colpiti e sanzionati sono i cittadini che li contestano e in nome dei valori costituzionali;

il rischio concreto è che l’antifascismo, principio basilare e costitutivo del Stato italiano, venga progressivamente derubricato e trattato come un mero problema di “ordine pubblico”, anziché co…

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