I lavoratori chiedono un forte intervento pubblico e un cambio di strategia industriale, mentre Villa Saporiti si trincera dietro il contratto d’appalto e non sembra intenzionata a entrare nel merito della vertenza.
«Noi siamo disposti a fare la nostra parte – ha aggiunto un autista – alzando di dieci punti percentuali la nostra produttività e facendo risparmiare all’azienda circa 800 mila euro l’anno. Ma la politica deve fare altrettanto, ad esempio perché non eliminate l’affitto dei depositi, che costa ad Asf 1 milione e 200 mila euro l’anno?».
«Questo non è possibile – ha risposto l’assessore ai trasporti Tambini – perché l’affitto è una clausola del contratto che Asf ha potuto firmare vincendo una gara d’appalto». L’assessore ha quindi ribadito la necessità che Asf si doti di un piano aziendale «che sia capace di stare sul mercato per non finire come Alitalia, in vista della prossima normativa europea che rivoluzionerà il trasporto pubblico affidando la gestione pubblica ad agenzie locali»
«È giusto coprire il normale lavoro con lo straordinario?» ha dichiarato Tambini, come ad individuare nel pagamento degli straordinari la causa della crisi. Gli autisti, che fino ad allora erano rimasti silenziosi e seduti, hanno ricordato all’assessore, tra urla e sobbalzi sulla sedia, che Asf è ed è sempre stata sotto organico. Luraghi ha calmato gli animi ed ha riportato il discorso iniziale: «Comune e Provincia sono soci di maggioranza di Asf e devono intervenire, altrimenti il rischio è di una soluzione tampone della crisi». Si sono susseguiti numerosi interventi degli autisti che con toni forti hanno sottolineato l’arroganza dell’azienda che vorrebbe modificare il contratto senza l’ok dei sindacati, mentre qualcun’altro ha criticato il fiorire delle varie società pubbliche a Asf, principalmente Spt holding e Cpt, di cui gli amministratori, di nomina politica, sono pagati per riscuotere gli affitti che paga Asf. Lavoro per cui basterebbe un ragioniere.
L’assessore ha continuato a trincerarsi dietro il contratto firmato da Asf, che prevede la gestione dell’azienda da parte dei soci privati di minoranza (Arriva e Ferrovie Nord) senza che la maggioranza pubblica possa intervenire in alcun modo nella scelte strategiche.
Ha chiuso l’incontro l’intervento di un autista che ha sottolineato il peso dei lavoratori: «Noi siamo l’azienda, noi abbiamo in mano tutto: il controllo dei biglietti, l’uso corretto dei mezzi, il consumo dei carburanti e i rapporti con l’utenza. Se la vertenza non si sblocca tanto vale far fallire Asf!». Puntuale la risposta di Tambini: «Bravi! Così l’azienda finirà in mano di qualche multinazionale straniera!». «Ma l’Arriva è una multinazionale straniera!» hanno ribattuto rumorosamente gli autisti. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]
