Asf autolineee

11-15 gennaio/Uds Como/ Azione e presidio

Nel pomeriggio di lunedì 11 gennaio alcuni esponenti dell’Unione degli studenti di Como hanno fissato uno striscione sull’aiuola della rotonda di Como lago, all’incrocio tra la stazione ferroviaria e quella dei pullman. Nel rivendicare l’azione, il portavoce ha annunciato che è stato organizzato un presidio per il rientro sicuro a scuola, venerdì 15 gennaio dalle 8 alle 14 in piazza Volta.

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Uds/ Rientro sicuro e per tutti e tutte

In una vigilia di Natale anomala per via del covid, l’attenzione politica comasca si sposta verso le riaperture di gennaio. In particolare, Uds Como invierà, alle 16, una lettera aperta a prefetto, Provincia e Comuni di Como, Cantù ed Erba per discutere il rientro a scuola del 7 gennaio; un momento quanto mai delicato per la sanità provinciale.

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Cambiano fermate e capolinea dei bus a Como

bussptDal 9 giugno alcune variazioni per far diventare le vie Plinio e Pretorio pedonali.

 

«Gli obiettivi di questo provvedimento sono duplici – precisa l’assessora alla Mobilità del Comune di Como Daniela Gerosa –. Da un lato restituiamo spazi di pregio, quelli tra l’altro più vicini al lago e al Duomo, alla pedonalizzazione, dall’altro manteniamo il transito in centro dei bus, offrendo un miglior servizio ai viaggiatori».

Verrà istituita una nuova fermata in piazza Cavour: «In direzione piazza Roma, antistante a quella già esistente, e viene spostato in piazza Matteotti il capolinea di alcune linee. Inoltre, la fermata esistente di piazza Cavour, in direzione via Fontana, servirà anche altre linee originariamente transitanti in via Plinio. Le modifiche saranno effettive da lunedì 9 giugno con l’entrata in vigore dell’orario estivo di Asf Autolinee».

«In generale, gli autobus che transitavano da via Plinio, percorreranno via Rodari, piazza Roma e via Bianchi Giovini, per effettuare la fermata in piazza Cavour e proseguire secondo il consueto percorso – prosegue il comunicato –. Ugualmente, il tragitto sarà effettuato anche in direzione opposta. La circolazione dei bus in via Rodari sarà regolata da un semaforo per garantire il passaggio a senso di marcia alternato. Le linee extraurbane che effettuavano il capolinea in via Plinio termineranno invece le proprie corse rispettivamente in piazza Matteotti, piazza Cavour e via Bertinelli».

 

Le variazioni dei percorsi:

«Linee urbane

Linea 1 / 1H (Chiasso – Como – San Fermo – Ospedale Sant’Anna)

Gli autobus in entrambe le direzioni percorreranno via Bianchi Giovini, piazza Roma, via Rodari ed effettueranno la fermata in piazza Cavour, sia verso Ponte Chiasso che verso San Fermo e Ospedale Sant’Anna.

Linee 4 (Como Stazione FS – Campora) e 7 (Lora – Sagnino)

Entrambe le linee transiteranno sui due sensi di marcia sul Lungo Lario Trento e Trieste, fermando in piazza Matteotti per continuare a garantire l’interscambio con il servizio extraurbano e ferroviario a Como Lago.

Linee 6 (Maslianico – Breccia) e 11 (Sagnino – Bassone)

Gli autobus in entrambe le direzioni percorreranno via Bianchi Giovini, piazza Roma e via Rodari, continuando a transitare da piazza Cavour, dove effettueranno la fermata.

Linee extraurbane

Linee C28 (Como – Rovenna) e C29 (Como – Tosnacco)

Percorso e fermate invariate.

Linea C43 (Como – Ponzate)

Percorso e fermate invariate.

Linea C50 (Como – Cantù)

Il capolinea in via Plinio è spostato in piazza Matteotti, presso la Stazione Ferrovienord di Como Lago. Gli autobus in arrivo a Como, giunti in via Verdi, percorreranno via Rodari, piazza Roma, via Bianchi Giovini, piazza Cavour, via Fontana, Lungo Lario Trento e Trieste e piazza Matteotti, effettuando tutte le fermate presenti sul tragitto. In partenza da Como, percorreranno via Manzoni, via Leopardi e via Bertinelli, da dove proseguiranno come di consueto.

Linea C52 (Como – Intimiano – Cantù)

Gli autobus in arrivo a Como, giunti in piazza Verdi, percorreranno via Rodari, piazza Roma, via Bianchi Giovini, fino a piazza Cavour. In direzione opposta verso Cantù, transiteranno da via Fontana, Lungo Lario Trento e Trieste, piazza Matteotti, via Manzoni e via Bertinelli, da dove proseguiranno secondo il consueto percorso.

Linea C70 (Como – Appiano Gentile)

Gli autobus, in direzione Appiano Gentile, non transiteranno più da piazza Cavour ma, partiti da Stazione FS San Giovanni, percorreranno il Lungo Lario Trento e Trieste, piazza Matteotti, via Manzoni e via Bertinelli, da dove proseguiranno come di consueto. In direzione Como, invece, gli autobus fermeranno in piazza Cavour, transitando da via Rodari e via Bianchi Giovini, e raggiungeranno la Stazione FS San Giovanni percorrendo via Fontana, via Cairoli, Lungo Lario Trento e via Masia.

Linea C71 (Como – Maccio)

Il capolinea di via Plinio è soppresso e spostato in via Bertinelli (lato Teatro Sociale)».

Per informazioni tel. 031.247111, Internet www.asfautolinee.it. [md, ecoinformazioni]

Clima rovente nell’incontro tra autisti e Provincia lunedì 23 settembre a Villa Saporiti

I lavoratori chiedono un forte intervento pubblico e un cambio di strategia industriale, mentre Villa Saporiti si trincera dietro il contratto d’appalto e non sembra intenzionata a entrare nel merito della vertenza.

Una trentina di autisti e cinque cartelli contro l’amministratore delegato di Asf Annarita Polacchini hanno accolto lunedì 23 settembre gli amministratori provinciali a Villa Gallia. Una settimana dopo l’incontro con il sindaco di Como, i lavoratori in agitazione hanno chiesto ed ottenuto un incontro con gli amministratori provinciali, riuniti per il primo Consiglio dopo la pausa estiva. Nonostante la giornata ormai autunnale il clima all’interno della sala era caldo, anzi bollente. Lo si è potuto intuire da subito, quando Patrizio Tambini, assessore ai trasporti, ha annunciato che il presidente Carioni non sarebbe stato presente perché impegnato nel suo ufficio: un autista Asf in prima fila si alza e urla «Vogliamo il presidente! È sua la responsabilità!». Calmato dai colleghi è potuto iniziare il faccia a faccia. Il primo a prendere la parola è stato Amleto Luraghi, segretario generale della Cgil di Como, che dopo aver riassunto le motivazioni dell’agitazione, ha delineato il futuro del trasporto pubblico chiedendo un intervento della Provincia: «Nel nuovo piano industriale stilato da Asf non ci sono investimenti nel settore pubblico, mentre i costi del risanamento sono caricati sulle spalle dei lavoratori. La Provincia dovrebbe intervenire nella vicenda perché altrimenti, anche se si risolvesse questa vertenza, a breve potremmo avere una nuova crisi». Dal canto suo Fausto Tagliabue, segretario della Cisl di Como, ha sottolineato che «mentre Asf persegue giustamente l’obiettivo di realizzare il maggior profitto nel minor tempo, l’Amministrazione provinciale dovendo rappresentare gli interessi della comunità non può seguire questa politica, ma anzi deve proporre un piano di risanamento importante. Un risanamento che non deve però pesare sulle spalle dei lavoratori, ma dovrebbe puntare ad aumentare i clienti».
«Noi siamo disposti a fare la nostra parte – ha aggiunto un autista – alzando di dieci punti percentuali la nostra produttività e facendo risparmiare all’azienda circa 800 mila euro l’anno. Ma la politica deve fare altrettanto, ad esempio perché non eliminate l’affitto dei depositi, che costa ad Asf 1 milione e 200 mila euro l’anno?».
«Questo non è possibile – ha risposto l’assessore ai trasporti Tambini – perché l’affitto è una clausola del contratto che Asf ha potuto firmare vincendo una gara d’appalto». L’assessore ha quindi ribadito la necessità che Asf si doti di un piano aziendale «che sia capace di stare sul mercato per non finire come Alitalia, in vista della prossima normativa europea che rivoluzionerà il trasporto pubblico affidando la gestione pubblica ad agenzie locali»
«È giusto coprire il normale lavoro con lo straordinario?» ha dichiarato Tambini, come ad individuare nel pagamento degli straordinari la causa della crisi. Gli autisti, che fino ad allora erano rimasti silenziosi e seduti, hanno ricordato all’assessore, tra urla e sobbalzi sulla sedia, che Asf è ed è sempre stata sotto organico. Luraghi ha calmato gli animi ed ha riportato il discorso iniziale: «Comune e Provincia sono soci di maggioranza di Asf e devono intervenire, altrimenti il rischio è di una soluzione tampone della crisi». Si sono susseguiti numerosi interventi degli autisti che con toni forti hanno sottolineato l’arroganza dell’azienda che vorrebbe modificare il contratto senza l’ok dei sindacati, mentre qualcun’altro ha criticato il fiorire delle varie società pubbliche a Asf, principalmente Spt holding e Cpt, di cui gli amministratori, di nomina politica, sono pagati per riscuotere gli affitti che paga Asf. Lavoro per cui basterebbe un ragioniere.
L’assessore ha continuato a trincerarsi dietro il contratto firmato da Asf, che prevede la gestione dell’azienda da parte dei soci privati di minoranza (Arriva e Ferrovie Nord) senza che la maggioranza pubblica possa intervenire in alcun modo nella scelte strategiche.
Ha chiuso l’incontro l’intervento di un autista che ha sottolineato il peso dei lavoratori: «Noi siamo l’azienda, noi abbiamo in mano tutto: il controllo dei biglietti, l’uso corretto dei mezzi, il consumo dei carburanti e i rapporti con l’utenza. Se la vertenza non si sblocca tanto vale far fallire Asf!». Puntuale la risposta di Tambini: «Bravi! Così l’azienda finirà in mano di qualche multinazionale straniera!». «Ma l’Arriva è una multinazionale straniera!» hanno ribattuto rumorosamente gli autisti. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di mercoledì 17 settembre

Duecento lavoratori dell’Asf non sono bastati per indurre il sindaco Bruni a dare indicazioni di cambiamento di rotta per l’azienda trasporti lariana. Garantita invece piena autonomia di azione ai vertici aziendali. Su la Ca’ d’industria il presidente si promuove e nega l’esistenza di qualsiasi problema.

Mentre sotto Palazzo Cernezzi si concentravano i lavoratori dell’Asf autolinee, che chiedevano un incontro con il sindaco, è iniziato il consiglio comunale di lunedì 15 settembre.
Una discreta presenza delle forze dell’ordine ha visto aumentare lentamente, sino a più di 200 persone, il gruppo di lavoratori Asf con bandiere e striscioni, tra cui uno portato per solidarietà dalla Rsu dell’Artsana.

Le preliminari
L’ordinarietà dei lavori del Consiglio si è ristabilita, come di prammatica, con le preliminari dei consiglieri.
Le opposizioni hanno lamentato la difficoltà nell’avere i documenti richiesti dagli uffici competenti. Mario Lucini, Pd, addirittura ha evidenziato il caso paradossale per cui solo dopo mesi gli è stato risposto che il materiale richiesto era stato «derubricato» e non rientrava più nel registro delle delibere. Un caso eclatante per il consigliere democratico anche perché si trattava di una delibera sulla modifica della compra vendita della area ex Ticosa.
Richieste di ridipingere le strisce pedonali sono state fatte da Pasquale Buono, nuovo capogruppo di Fi, a S. Rocco e in Largo Ceresio, e da Mario Molteni, Per Como, in via San Giacomo davanti alla scuola Don Milani.
Antonietta Sosio, Fi, ha richiesto l’attivazione di un’area attrezzata per i camper perché non invadano le vie del centro.
Bruno Magatti, capogruppo Paco, così come Roberto Rallo, Fi, ha chiesto di esprimere indignazione per l’assassinio a sfondo razzista del giovane italiano di colore avvenuto a Milano.
Un minuto di silenzio, su richiesta di Vittorio Mottola, Pd, è stato infine dedicato a Marco Riva. Professore universitario e uno dei fondatori di Slow food recentemente scomparso attivo nel mondo dell’associazionismo e della politica comasca, tra l’altro già consigliere della Circoscrizione 8.

L’incontro con i lavoratori Asf
Donato Supino, capogruppo Prc, ha chiesto una sospensiva per ascoltare i lavoratori dell’Asf e i loro rappresentanti sindacali che si erano accalcati in Sala Stemmi attentamente controllati da un ampio schieramento interarma di tutte le forze dell’ordine. Alla presenza del sindaco Amleto Luraghi, segretario Cgil, ha quindi spiegato la posizione dei lavoratori: «Il servizio di trasporto pubblico non va solo con i mezzi, ma anche con chi ci lavora» e per il rappresentante della Camera del lavoro «il compito dell’amministrazione comunale è anche quello di garantire la qualità e la sicurezza del trasporto pubblico». Per i lavoratori la nuova turnazione non è legale e pensano di andare all’Ispettorato del lavoro e alla Polizia stradale per fare delle verifiche, inoltre l’azienda imporrebbe una diminuzione del 15-20 per cento dello stipendio. Per il rappresentante sindacale il Comune di Como essendo parte del 51 per cento della proprietà di Asf «ha voce in capitolo» nella trattativa, ricordando la chiusura dell’azienda nei confronti delle rivendicazioni dei lavoratori contro tutti i tentativi di avere un accordo cercando di «avere un incontro e iniziando il raffreddamento dopo lo stato di agitazione». «L’azienda vuole raggiungere il 75 per cento di efficienza contro l’attuale 68/69 – ha proseguito Luraghi – noi siamo disponibili a discutere, ma i turni devono cambiare con pause più lunghe e il minor numero possibile di frazionamenti in tre parti». «Noi proponiamo di raggiungere il 72 per cento di efficienza e un risparmio di 700/800 mila euro anno», il piano aziendale prevede un aumento della produttività del 10 per cento entro il 2010 con un risparmio di 170 mila euro nel 2008 e 570 mila nel 2009, ma «non si può pensare di guadagnare solo sulla pelle dei lavoratori», anche perché per il segretario Cgil il piano aziendale deve prevedere una maggiore differenziazione tenendo conto anche della gestione dei parcheggi.
«Chi viene al tavolo delle trattative – ha aggiunto il segretario Cisl Fausto Tagliabue – dice di non avere il mandato per trattare» da qui la richiesta al Comune di Como che possiede il 18 per cento di Asf di dare una risposta positiva.
Per il consigliere Supino è stato fondamentale il problema dell’aumento del costo del gasolio e altre aziende in Italia hanno già chiesto contributi agli enti pubblici.
Decisa la presa di posizione di Walter Gatti, Rsu Asf: «Abbiamo già una storia di sacrifici e siamo strutturalmente sotto organico, non difendiamo privilegi ma diritti».
Fischiato il sindaco Stefano Bruni che ha esordito affermando che «entrare nelle rivendicazioni non è il mio ruolo, sarebbe una grave violazione dell’autonomia dell’azienda»: Per il primo cittadino comasco si è già fortunati a non dover parlare di licenziamenti, vedendo anche la situazione di Alitalia: «Qui non è stato messo in discussione nessun posto di lavoro», per quanto riguarda eventuali finanziamenti «la coperta è corta e il sistema degli enti pubblici non ha risorse». Bruni ha anche detto che come «sindaco di tutta la città devo ricordare che l’astensione dal lavoro di lunedì 8 settembre ha creato disagi a anziani e studenti» e che quando si è «scelta la vendita del 49 per cento di Asf si è anche deciso di affidarne la gestione». Unica concessione è stata una critica al Piano industriale che avrebbe dovuto prevedere una maggiore differenziazione per potere permettere di affrontare eventuali situazioni di rincaro del petrolio.
L’assemblea si è sciolta con il proposito di un futuro incontro fra una delegazione di dipendenti col sindaco e l’assessore competente.

Ca’ d’industria
Il Consiglio è ripreso sulla mozione presentata da Supino sulla Ca’ d’industria che chiedeva maggiori chiarimenti su: un avanzo di bilancio di 6,4 milioni di euro, la vendita di un terreno a 2,7 milioni, la definizione delle strutture con Le Camelie, nata come aggiuntiva che ora ha sostituito La Solitaria, alcune lamentele sul servizio specificatamente per i pasti.
Un argomento che ha richiamato l’attenzione di una ventina di cittadini, tra cui alcuni membri del Cda della Fondazione Ca’ d’industria, lavoratori e loro rappresentanti.
La richiesta è stata occasione per discutere della gestione delle partecipate da parte di Palazzo Cernezzi e per sentire risposte direttamente dal presidente della Fondazione Domenico Pellegrino, lodato in maniera sperticata dal primo cittadino comasco, nonché unico interpellato, dato che la scelta, contrariamente alla proposta Supino, è stata quella di dare la parola solo al dirigente e non alle rappresentanze sindacali e ai parenti degli ospiti.
Per un curioso errore ai consiglieri comunali è stata poi data, l’11 settembre 2008 dopo una richiesta risalente a marzo, documenti incompleti e senza il bilancio su cui erano stati richieste spiegazioni: Un errore dovuto ad uno scambio di cartellette di cui Pellegrino si è scusato assicurando che porrà prontamente rimedio.
Chiarezza sulla mancanza di nuovi accrediti per la nuova struttura comasca de Le Camelie che comporta il pagamento di una retta intera senza il contributo regionale è stata richiesta dai consiglieri Magatti e Vincenzo Sapere, Gruppo misto.
Dalle opposizioni è poi stato chiesto di reintegrare Renzo Pigni, quale rappresentante delle opposizioni nel Cda, dopo le sue dimissioni dettate da fair play durante le campagna elettorali.
A tutte le domande ha risposto Pellegrino con «animo perfettamente sereno», anche se è poi sbottato contro le opposizioni che hanno posto le domande più problematiche accusandole di «dare solo rimproveri e non suggerimenti», mentre un’attenzione costante e visite continue vengono solo da parte del «sindaco, di Marco Butti, Roberto Tenace, Roberto Rallo». «Abbiamo avuto cinque controlli dei Nas e non hanno mai rilevato nulla di irregolare e per due anni abbiamo vinto il premio qualità della Regione».
Il presidente di Ca’ d’industria ha poi rivendicato il taglio della metà degli stipendi dei dirigenti «in tempi non sospetti, quando ancora non c’era Brunetta».
Per quanto riguarda le scelte economiche ne ha scaricato la responsabilità sul precedente Cda che aveva accantonato il “tesoretto” di 6,5 milioni di euro per coprire le spese dell’edificazione della nuova struttura di Bignanico quando era ancora una Ipab.
Pellegrino ha poi precisato che eliminando il direttore sanitario, mandato in prepensionamento, si sono recuperati i soldi necessari per consulenze esterne, triplicate negli ultimi anni, affidate «ai migliori specialisti in provincia, a poco prezzo».
La scelta di chiudere La solitaria è stata dettata dalle condizioni di pericolosità della struttura stessa e dagli ingenti lavori che sarebbero dovuti essere approntati per poterla mettere a norma.
Sulle rette il discorso è entrato nello specifico, Ca’ d’industria, è contenta di mantenere il contratto degli enti locali ai propri dipendenti, nonostante sia più costoso di quelli privati 4 mila euro in più per dipendente, 1,4 milioni in più all’anno. Che diventano 1,8 calcolando anche le ore in meno, 2 a settimana, che non sono previste dal contratto enti locali.
Inoltre la retta è onnicomprensiva, mentre nelle altre strutture servizi come la lavanderia hanno costi separati aggiuntivi.
Per di più la nuova struttura comasca, non ancora completata, dato il fallimento della ditta appaltatrice, ha costi superiori dovuti alla sua stessa conformazione.
Data l’ora tarda la discussione è stata sospesa e riprenderà in un prossimo consiglio comunale. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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