Salvatore Couchoud, giornalista di Scarp de’ tenis ha descritto le difficoltà che chi vive in strada a Como incontra anche di giorno in una città dove esiste solo un centro diurno, quello che la Caritas diocesana gestisce nell’ex oratorio di San Donnino, in via Giovio, dove ci si può scaldare quando fa freddo, andare in bagno, lavarsi, bere qualcosa, sentire un po’ di musica, vedere la televisione, e ha parlato di come la presenza dei senza dimora cambi la destinazione d’uso ampliandone le potenzialità di luoghi come la Biblioteca civica, dove si può prendere un caffé a 30 centesimi, assai meno che in un bar, e le stazioni ferroviarie dove ci sono i pochi bagni pubblici di Como. Assai toccanti le testimonianze di Roberto e Luca due giovani attualmente in Comunità che hanno vissuto in strada e hanno sottolineato che la sofferenza principale è quella dell’assenza di relazioni, del non fidarsi di nessuno, perché soprattutto chi è tossicodipendente è disponibile a fregare i propri compagni e sa che potrà essere fregato. La solitudine è molto più dolorosa e difficile da sopportare del disagio di dormire su una panchina. L’intervento di don Virginio Colmegna della Casa della Carità di Milano ha concluso la Tavola rotonda. I senza fissa dimora sono persone, uomini e donne in carne e ossa. Ciascuna di loro ha un volto un nome una storia. Le loro storie richiamano vicende di povertà, emarginazione, fragilità, rottura di legami affettivi e territoriali. È necessaria attenzione per la loro sofferenza, per il loro disagio psichico. Non si tratta solo di immigrati. Il fenomeno riguarda una fascia sempre più grande di popolazione, anche italiana. Non dobbiamo girare lo sguardo per non vedere la sofferenza e non basta dire “aiutiamo le persone”, né pensare che il problema possa essere affrontato con interventi “caritatevoli”, come vorrebbero le istituzioni. Il rapporto con le persone che stanno sulla strada ci fa riflettere sul valore dell’abitare, dei legami familiari, delle relazioni affettive. Le relazioni affettive stabili sono la più grande prevenzione rispetto al disagio.
Concittadini senza dimora – Quale realtà? Quali bisogni e quali aiuti? è stato solo uno degli appuntamenti di questa lunga notte che, iniziata nella serata di venerdì 15 Concittadini senza dimora. Quale dimora, per quali ospiti? E per quale città?, è proseguita sabato 16 con il laboratorio a cura di Parada Par Tucc al Lucernetta, con la cena alle 19 alla Mensa serale di via T. Grossi a Como, con la proiezione, nell’ambito della rassegna Oltre lo sguardo, del film Fuori menù di Nacho Garcia Velilla, alle 21 al Teatro Lucernetta, con il rinfresco a cura di Garabombo, e con la notte – sotto i portici di Porta Torre a Como, come gesto di solidarietà con chi vive sulla strada.
La notte dei senza dimora nasce nel 2000 da un’idea di Terre di mezzo” e “Scarp de’ tenis”, in occasione della Giornata mondiale Onu di lotta alla povertà. Dal 2004 è curata a Como dall’associazione Incroci che garantisce, ogni sera, un pasto caldo e gratuito a poveri ed emarginati in uno spazio messo a disposizione dall’Opera Don Guanella.
Quest’anno partecipano all’iniziativa comasca: Acli, Amnesty International – Gruppo di Como, Anpi, Arci Provinciale, Associazione Alba, Associazione del Volontariato Comasco – CSV, Associazione Moldova Doina, Associazione Garabombo – Cooperativa Garabombo, Associazione Incontri – mensa di Cantù, Associazione Incroci – mensa di Como, Associazione La Città Possibile – Como, Associazione Mani Aperte, Mensa di Erba, Associazione Silvano Saladino – Onlus, Associazione Trapeiros, Caritas Diocesana di Como, Casa della Missione dei Padri Vincenziani, Centro di ascolto di Cantù, Comitato Autorganizzato Pandora, Comitato Soci Coop Lombardia di Como, Cooperativa Questa Generazione, Coordinamento Comasco per la Pace, Coordinamento inmensamente, Enaip, Gruppo Parada par tücc, Lambienteinvita, Lila, Società di San Vincenzo de Paoli – Consiglio Centrale di Como, Sprofondo. [Celeste Grossi per ecoinformazioni]
