È possibile questa convergenza per «condividere una battaglia di civiltà in cui sia visibile un’Italia che non discrimina, un’Italia più giusta, un’Italia che valorizza e riconosce pari dignità sociali e uguaglianza davanti alla legge a tutti i cittadini senza distinzione di sesso, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali?» Con quali contenuti? Quali azioni intraprendere?
Questi i quesiti posti sabato 6 luglio a Firenze all’assemblea convocata dall’Associazione nazionale Prendiamo la parola presieduta da Mercedes Frias, Edda Pando e Rachid Khay al Dopolavoro ferroviario di via Alamanni, dalle 10 alle 17.
Il contesto italiano attuale è stato affermato, è attraversato da una serie di contraddizioni, tra cui lo sdoganamento del razzismo più becero e una discriminazione dilagante di fronte ad isolate proteste e al silenzio assordante della maggioranza.
L’atmosfera era quella delle adunate in cui si respirano sensazioni ed emozioni di persone militanti convinti e determinate in totale sintonia, consapevoli dell’importanza dell’occasione e carichi d’entusiasmo. L’ultima esperienza di grande manifestazione nazionale antirazzista risale al 1995 e l’ultimo incontro delle organizzazioni antirazziste, sempre a Firenze nel 2010, era finito male.
È stato ritenuto urgente allearsi e convogliare forze ed energie per una rinnovata battaglia per i diritti. Una campagna non solo per i diritti degli immigrati ma una prospettiva di diritti per tutta la società, da costruire tra tutte le soggettività e cittadini.
I partecipanti, circa ottanta persone, hanno condiviso la necessità di una convergenza-senza omologazione- su una cornice comune: l’orizzonte di una società non più caratterizzata dal razzismo in tutte le sue sfaccettature.
In quel panorama sono emersi i diversi punti da affrontare: dal razzismo istituzionale a quello diffuso, dalla negazione dei diritti d’uguaglianza come il tema della cittadinanza, e del voto come esercizio di cittadinanza attiva. Il tema del lavoro, diritto primario, emerso come un punto cruciale a sé in questo momento di crisi perché vincolato per i migranti al permesso di soggiorno. La negazione d’ingresso legato al lavoro è già in partenza una negazione di tanti diritti. L’urgenza di una legge, tanto attesa sul diritto d’asilo, la revisione delle politiche d’ingresso e di libera circolazione e la denuncia del fiorire di luoghi di reclusione come le Cie, aeroporti, Lampedusa hanno completato il quadro dei contenuti per il quali impegnarsi.
L’assemblea ha elaborato un appello rivolto a tutte le associazioni per una manifestazione nazionale da costruire fin d’ora entro la seconda settimana di settembre, con un lavoro capillare sul territorio, organizzando assemblee o iniziative cittadine aperte come stimolo a favorire con un percorso lo sviluppo della coscienza civile in difesa dei diritti e che possano articolare meglio le proposte emerse.
A conclusione dell’incontro i partecipanti si sono dati un secondo appuntamento nazionale a Firenze per sabato 21 settembre 2013 per fare il punto delle riflessioni emerse dal territorio e organizzare la manifestazione nazionale da svolgersi entro la prima quindicina di novembre 2013. [Kossi Komla-Ebri per ecoinformazioni] [Foto Mercedes Frias]
