Site icon [Arci – Giornalismo partecipato]

L’antimafia parla di coraggio dal sud al nord

Venerdì 8 novembre, nella sala consiliare di Guanzate, si è svolto il secondo incontro della rassegna Oltre lo sguardo, organizzata dal Coordinamento comasco per la Pace. Ospiti don Pino De Masi, referente di Libera Calabria, e Ester Castano, giornalista di Alto Milanese. La giovane reporter e il suo giornale hanno avuto un ruolo importante nel caso di Sedriano, primo comune lombardo sciolto per mafia.

La serata comincia nella piccola sala consiliare, vuota, alle 9 in punto, orario di inizio. La situazione muove subito riflessioni sconfortanti: è un venerdì sera, non un lunedì qualunque! Il comune lombardissimo di Sedriano, sciolto per mafia, dovrebbe rivoltare le coscienze, non accarezzarle, perché «la mafia al nord esiste!», ma forse solo nelle parole di chi vuole darsi il tono dell’intellettuale d’oggi, la maggior parte, e non è ancora percepita sulla pelle dei neo colonizzati. Poi la piccola sala si riempie, con una cinquantina di persone ma una quasi totale assenza di giovani, con un ritardo indicativo, lo stesso con il quale è stato affrontato il fenomeno mafioso al sud e che lo ha reso complesso da estirpare, lo stesso con il quale si rischia di affrontarlo al nord.

Don Pino De Masi è relatore dell’incontro insieme a Ester Castano, giornalista di Alto milanese, giornale coraggioso che con la sua inchiesta ha portato allo scioglimento per mafia il comune di Sedriano. Il referente di Libera Calabria inizia il proprio intervento parlando della sua terra, pensata spesso come sud del mondo, con tutte le accezioni negative che accompagna questa definizione, dicendo che la realtà è un’altra: nessun albero viene piantato dalla chioma ma dalle radici. Il sud è si terra dove si spara, ma anche terra dove si spera, è dove ha le radici l’antimafia, come già aveva fatto notare Rita Borsellino, ed è sotto lo slogan di «cambiare per restare, restare per cambiare» che inizia l’avventura dei ragazzi di don Pino nella piana di Gioia Tauro. Grazie alla legge La Torre/96 per il riutilizzo a scopo sociale dei beni confiscati, nel 2004 nasce la loro cooperativa Valle del Marro, dove si lavora regolarmente assunti sulle terre confiscate ai Mammoliti, nota famiglia Ndranghetista, per produrre un olio bio eccellente e soprattutto fiori di corresponsabilità. Così il contadino vicino, scoprendo che “a questi ragazzi non li manda nessuno”, solo tre giorni dopo averli etichettati come pazzi presta loro trattore e utensili da lavoro. Iniziano allora gli attentati mafiosi, partiti dallo zucchero nello scuotitore di ulivi, passando dal magazzino devastato con le porte prima sfondate e poi saldate, arrivando fino all’incendio e al taglio di cinquecento piante. Ma i ragazzi non vogliono prendere il fatidico caffé offerto dagli ndranghetisti, e la cooperativa tutta si costituisce parte civile nel processo contro i Mammoliti, mandanti degli attentati.

In un territorio dove gli individualismi la fanno da padroni la cooperativa ha dimostrato che solo uniti sotto un ideale comune si può creare sviluppo sano, e il sogno si è fatto segno tangibile e contagioso, come testimoniano i numerosi giovani partecipanti ai campi di lavoro di Libera e i tanti curriculum di aspiranti braccianti sulla scrivania della cooperativa. I ragazzi di don Pino hanno creato uno sviluppo buono come il loro olio, arricchito dalla vitamina L, la vitamina legalità.

Ester Castano è testimone di come il nord non sia un’isola felice, ma dietro un tranquillo comune come Sedriano si nasconda l’infiltrazione mafiosa, che raggiunge la politica tramite gli appalti. Grazie alla disattenzione della politica e la mancanza di adeguati mezzi di informazione sono i piccoli/medi comuni le vittime più appetibili per i mafiosi. E se Desio e Buccinasco non sono stati il primo comune lombardo sciolto per mafia lo devono soltanto alle dimissioni tempestive di sindaco e assessori. L’accanimento alla poltrona a tutti i costi del sindaco Alfredo Celeste, dopo tre mesi di domiciliari per corruzione, accompagnato dallo svilimento del lavoro degli organi antimafia, dal vittimismo (il tutto sembra appreso da esempi ben più illustri) viene arginato dalle dimissioni forzate imposte nella notte tra il 15 e il 16 ottobre scorso, quando il comune viene sciolto. Fa sorridere e rende il tutto molto più esplicito la polemica dell’assessore presunto collettori di voti, che accusa Ester e il suo giornale di fare una cattiva pubblicità alla città di Sedriano chi diceva che Saviano faceva una cattiva pubblicità alla città di Napoli?

Catsano, alla luce della sfiducia che ha portato in piazza solo cinquanta sedrianesi, partecipanti al corteo organizzato da Carovana antimafia, per lo scioglimento del comune, già il 19 ottobre, conclude il suo intervento domandando a don Pino come si può rendere attiva la cittadinanza. La risposta del referente di Libera Calabria è la miglior chiusura di un incontro interessante: assunzione di consapevolezza del fenomeno mafioso dilagante, consapevolezza che questa è una lotta e deve essere agita, non solo discussa, bisogna sviluppare le esperienze positive come quelle della cooperativa Valle del Marro e dell’antimafia nel mezzogiorno. Bisogna rieducarsi al bene comune, ripudiando il modello culturale individualista dei giorni nostri.

Come diceva don Ciotti ai funerali di Lea Garofalo non è più tempo di commuoversi ma di muoversi, l’indignazione da sola non serve più. [Stefano Zanella per ecoinformazioni]

Exit mobile version