mafie al nord erbaLa sala Isacchi di Ca’ Prina di Erba ha ospitato nella serata di mercoledì 25 ottobre l’incontro Le mafie al nord: conoscerle. Per combatterle, una conversazione tra Alessandra Dolci, la pm dell’operazione Crimine-infinito, e Ester Castano, giornalista di La Presse.
La serata, durata oltre due ore, ha visto partecipare oltre 130 persone, ben più della capienza del salone stesso, ed è terminata con un lungo botta e risposta tra il pubblico ministero e i partecipanti.

Ha fatto gli onori di casa Roberto Fumagalli del Circolo Ilaria Alpi che, favorevolmente sorpreso dal folto pubblico, ha ringraziato i comuni di Como e Erba e l’Arci Como per la collaborazione all’iniziativa per poi dare il via al dialogo tra le due ospiti.
Alessandra Dolci ha iniziato dunque un’intervista a tutto campo sulla propria esperienza giudiziaria, accompagnata dalle domande di Ester Castano, iniziata proprio con una vicenda di ‘Ndrangheta: il caso del parco di Buccinasco. Lì, Salvatore Barbaro, figlio del mafioso Rocco Patalia, aveva ottenuto 40.000 euro dal comune per la rimozione di una montagna di macerie tossiche scaricate nottetempo dai suoi stessi uomini nel parco cittadino, dopo aver minacciato a forza di atti piromani alle vetture del sindaco e del titolare dell’appalto regolare sulla costruzione di un parco giochi in quell’area.
La mafia, ha spiegato la pm in risposta alla prima domanda della Castano, è molto forte anche a nord, non solo a sud dove viene fatto credere sia confinata: vicino a Legnano le è stato negato l’accesso nei bar data la sua professione invisa alla mafia locale; a Cantù la criminalità organizzata ha raggiunto un’agibilità tale da poter compiere atti come il pestaggio dieci contro uno del 26 settembre 2017.
Sono molti gli imprenditori che si affidano alle cosche, convinti che i prezzi bassi a cui la ‘Ndrangheta vende i propri servizi siano una buona ragione per ignorare carenze pesanti riguardanti la sicurezza sul lavoro, lo smaltimento dei rifiuti e la totale mancanza di pagamenti delle tasse che consentono spese tanto irrisorie. In realtà affidandosi a questi soggetti si cade in situazioni analoghe a quella indagata nel caso Crimine-Infinito, incentrato sul rapporto tra la cosca di Salvatore Strangio e Pasquale Nocera e la Perego strade e che ha portato al fallimento dell’impresa, agevolata nei propri affari da una mole spaventosa di rifiuti scaricati abusivamente nelle fondamenta del Sant’Anna e in vari svincoli autostradali.
Dolci ha spiegato che è tipico dell’attività mafiosa quello di illudere il proprio interlocutore di poter risolvere i suoi problemi economici per poi far fallire l’azienda; è andata così per la Perego, che è caduta in rovina lasciando senza lavoro 130 persone, con 50 milioni di debito e 12 anni di carcere all’imprenditore, ma anche per il call center da 900 lavoratori Blue call, che è fallito dopo essersi affidato alle mani della malavita.

Parallelamente a queste narrazioni di casi locali, Ester Castano ha portato la pm ad analizzare il rapporto tra la mafia al nord e quella del sud, in particolare la calabrese.
Alessandra Dolci ha presentato un quadro molto preoccupante, che vede rapporti stretti tra la direzione ‘Ndranghetista a nord, detta “La Lombardia”, e la madrepatria calabrese. Ogni traccia viene accuratamente occultata, i soldi transitano veloci, e ogni investimento è effettuato tramite prestanome.
Tentare di staccarsi dalla Calabria è impossibile: ha tentato di farlo Carmelo Novella, da nord, ma è stato ucciso al termine di un periodo in cui la stessa procura era stata depistata al punto da credere Novella mandante di un futuro omicidio.
Solo i pentiti possono aiutre a far procedere indagini che si presentano altrimenti estremamente intricate. Proprio il caso Novella ne è esempio, con i due killer che hanno parlato, facilitando il buon funzionamento della giustizia. Il dato inquietante secondo la relatrice è che le famiglie mafiose difficilmente si staccano dalla radice famigliare: i due assassini di Novella erano sposati con donne esterne alle cosche, mentre uno dei due è stato ripudiato dalla madre e dalla sorella per la sua collaborazione con la giustizia.
Va detto però che secondo la Dolci i figli di ‘Ndranghetisti sembrano meno impegnati nella mala rispetto ai genitori, anche se sarà solo il tempo a dire se effettivamente si sono dissociati dalle attività famigliari.
Sui rapporti di potere interni alla mafia la pm ha detto che «Se conoscessi il referente della ‘Ndrangheta, sarebbe in galera», mentre i rapporti tra cosche e potere sono chiari, dato che la ragione per cui i sindaci si appoggiano in alcuni casi alla mafia è la prospettiva di avere più voti.

Al termine del dialogo tra il pubblico ministero e la giornalista sono seguite le domande, che hanno portato l’ospite a ribadire come spesso le giunte comunali neghino la presenza malavitosa per difendere l’immagine di città come Milano e Pavia e a dispensare consigli sul come combattere la mafia da semplici cittadini passando dalla denuncia di transazioni sospette alla denuncia di minaccie allusive, con una particolare attenzione all’educazione dei giovani tramite incontri nelle scuole e aperti alla cittadinanza.

In conclusione ha ripreso parola Roberto Fumagalli, che ha ricordato l’importanza del riutilizzo dei beni confiscati e ha annunciato che la serata è prologo di una serie di cinque incontri che si terranno tra novembre e dicembre sulla falsariga dell’iniziativa dell’anno scorso 3 colpi alla mafia. Quest’anno il ciclo di incontri, che vedrà intervenire anche Ester Castano, è in versione ampliata e si intitola 5 colpi alla mafia. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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