L’onore è nell’antimafia

Incontro 16Sabato 16 novembre alle 16, nell’aula magna della scuola media di Cernobbio, si è svolto il secondo incontro in due giorni con ospite Salvatore Inguì, referente di Libera Trapani, e Stefano Tosetti, uno dei fondatori del presidio comasco di Libera. L’iniziativa  è stata patrocinata dai comuni di Maslianico e Cernobbio, dal coordinamento comasco per la pace e da Libera Como.

In due giorni, la sera del 15 e il pomeriggio del 16, l’interesse verso sociale e di cittadinanza attiva ha riempito l’aula magna di Cernobbio. Sabato pomeriggio inoltre, tra i posti tutti occupati, si sono visti anche un po’ di volti giovani, mancati all’appello venerdì. I giovanissimi della scuola ospitante sono stati coinvolti nell’incontro la mattina del 15 con il referente di Libera Trapani. In mancanza di un moderatore l’incontro si può svolgere con un alternarsi libero tra le parole dei due relatori.

Stefano Tosetti è portavoce della realtà comasca di Libera, nata un anno fa alla fiera dell’ Isola che c’è. Le sue parole testimoniano come, dal suo fermento e da quello di altri giovani attivi sul territorio, sia nato un coordinamento che ad oggi conta circa 140 soci singoli e 20 associazioni aderenti. Libera Como riprende le esperienze di realtà che si muovevano già nella medesima direzione, l’antimafia, come il coordinamento comasco per la pace. Così come dall’attivismo di giovani mossi dalla passione per la legalità è nata la realtà comasca, allo stesso modo grazie al coinvolgimento della cittadinanza è stata varata la legge 109/96, sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. La legge infatti è stata portata in parlamento dopo la raccolta di più di un milione di firme nel ‘96, primo gesto concreto di Libera, nata nel ‘95 sull’onda di indignazione dello stragismo.

Salvatore Inguì muove la riflessione comune partendo dal nome completo di Libera, tutto declinato al plurale: Libera associazioni nomi e numeri contro le mafie, a simbolizzare l’insieme delle varie realtà che compongono l’associazione. Questa cooperazione di più esperienze può essere vista come una debolezza, ma è segno di forza nel modo in cui rappresenta un dialogo continuo. Provocatoriamente ogni volta che un’associazione si specchia troppo in se stessa e taglia i ponti, fa si che il suo operato diventi “cosa nostra”, e non “cosa di tutti”. Alcuni miti e false credenze di oggi vengono smontati, con il supporto di cenni storici. La mafia è sempre stata “coppola e lupara”, finanza e politica; è ciò che la differenzia da una comune banda di malavitosi. Toto Riina, il capo dei capi, era un boss spregiudicato ma analfabeta, tutti i soldi e le leggi che ne permettessero il flusso non potevano essere guidati da lui.  La “banda della magliana” è l’esempio di un gruppo criminale non mafioso, e difatti è stato un fenomeno relativamente effimero. Il martirio dei sindacalisti nel dopo guerra è segno vivo di un’antimafia precoce nata nel sud; il sud è terra di mafia, ma anche di un rifiuto viscerale verso “l’onorata società”. Gli unici uomini d’onore sono nelle file dell’antimafia, e grazie allo strumento dei pentiti si continua a erodere il mito del mafioso. Giovanni Brusca, mandante delle stragi di Capaci, boss mafioso dal pugno duro, che dopo una settimana di 41 bis inizia a collaborare con la giustizia, ha un impatto importante sulla fascinazione dei giovani verso queste figure.

Gli interventi si stimolano a vicenda, e il rappresentante di Libera Como porta all’attenzione il negazionismo del nord, che sotto scandali eclatanti come quello della giunta Formigoni, della Perego Strade e del comune di Sedriano sembra impallidire. La famosa zona grigia, in continua espansione, inizia dove un’azione non è completamente limpida, e capita che apparentemente nascano grossi business dal nulla. Il trattamento di favore da parte dello stato verso il gioco d’azzardo e le inchieste sulle numerosissime sale slot sono un dato che muove riflessioni preoccupanti. Libera e Libera Como rendono limpide molte storie tramite i beni confiscati, requisiti dallo stato a chi è stato definitivamente condannato per mafia, che tramite il riutilizzo sociale rappresentano il trionfo della cittadinanza attiva contro la mafiosità.

Salvatore Inguì fa presente che la mafia per certi versi è un esempio da seguire. La sua capacità di coinvolgere più livelli della società deve essere fatta propria dall’antimafia, il rifiuto alla criminalità organizzata deve essere un collante sociale. Il nord ha l’esperienza di resistenza del sud della quale far tesoro, ha già i suoi esempi di martiri che “hanno semplicemente fatto bene il loro lavoro”, come Giorgio Ambrosoli.

Rita Atria è una testimone di giustizia, una ragazza che ha denunciato i suoi familiari mafiosi e si è suicidata a 19 anni, una settimana dopo la morte di Paolo Borsellino. In una pagina del suo diario scrive che non si può sconfiggere la mafia senza prima sconfiggere la mafia che è dentro ognuno di noi, sotto forma di mafiosità. Incontri e testimonianze come quelle di sabato stimolano tutti a “far semplicemente bene il proprio lavoro”. [Stefano Zanella per ecoinformazioni]

 

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