
La vittoria di misura dei sì (50,3%) contraddice i trattati tra U.E e Svizzera di libera circolazione e trasforma di fatto i migranti da libere persone portatrici di diritti a braccia da inserire nei settori lavorativi secondo il sistema dei contingenti. Non ci saranno ripercussioni immediate perché il Governo federale ha 3 anni di tempo per adeguare la vigente legislazione con gli esiti referendari, ma i 60.000 lavoratori frontalieri, dei quali più di 23.000 sono comaschi, sono fortemente preoccupati per il loro futuro. Il nostro partito a livello locale e parlamentare si impegnerà affinché il governo apra subito un tavolo di trattative con la Svizzera su questi temi e, con i nostri circoli svizzeri, appoggerà il referendum di maggio che propone un salario minimo uguale per tutti in ogni cantone della Svizzera L’inserimento di un salario minimo, a prescindere dal settore, permetterebbe di superare il ricatto che molti datori di lavoro fanno ai lavoratori di accettare, a parità di mansioni, una paga inferiore a quella dei lavoratori svizzeri. Siamo consapevoli che l’esito del referendum è un campanello di allarme per le prossime elezioni europee, per cui il nostro impegno sarà ancora più marcato per promuovere una Europa sociale dei diritti per tutti, per il superamento della politica di austerity, per lo sviluppo di politiche economiche che favoriscano il lavoro, per la difesa del modello sociale europeo». [Titti Di Salvo (deputata Sel), Luca Fonsdituri (Forum lavoro Sel), Marco Lorenzini (coordinatore provinciale Sel Como)]

