
«Il tema dell’emergenza abitativa è centrale anche per la provincia di Como che ha avuto 700 sfratti esecutivi nel 2014, un incremento dei senza fissa dimora e dei pasti nelle mense sociali, un aumento delle richieste al Comune capoluogo affinché intervenga per gli anziani, per i perdenti casa per morosità, per offrire contributi per le utenze e per gli affitti.
I nostri parlamentari e gli amministratori di molte città hanno chiesto al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi di garantire una proroga sugli sfratti perché le emergenze legate alla crisi economica hanno moltiplicato la pressione sociale sulle amministrazioni locali; non è la soluzione del problema casa ma servono provvedimenti di urgenza che rispondano alle forti criticità.
Nella città di Como il patrimonio abitativo è ampio e potrebbe in parte essere utilizzato per rispondere a questa emergenza: si tratta di valutare tra i quasi 200 appartamenti liberi quali necessitano solo di piccoli interventi e usare questo patrimonio per rispondere alle emergenze sociali.
Soltanto nel 2014 sono state 54 le situazioni di emergenza abitativa segnalate e seguite dal Comune, ma vi sono decine di altri casi, anche con presenza di minori, che non si rivolgono direttamente all’ente.
Siamo consapevoli che il tema dell’emergenza abitativa è un aspetto della crisi sociale e che le risposte dovranno essere molteplici. Questo è il motivo per cui chiediamo che la Giunta comunale, e l’assessore Iantorno che si appresta a proporre un piano casa, valuti attentamente tutte le possibilità. Alcune nostre proposte sono le seguenti:
– censire il patrimonio privato sfitto e proporre ai proprietari disponibili uno scambio tra riduzione consistente delle tasse e offerta della casa con canoni più bassi del mercato; il comune potrebbe costruire una agenzia sociale e fare intermediazione (questa ipotesi potrebbe essere usata anche per aprire laboratori sociali di quartiere);
– assegnazione di appartamenti comunali in deroga alle graduatorie a fronte di situazioni particolari da valutare; in tal senso esistono altre esperienze municipali già consolidate;
– assegnazione di case comunali che necessitano di piccoli interventi che potrebbero essere effettuati dalla famiglia affittuaria;
– organizzare uno scambio tra affittualità e volontariato sociale di quartiere con il comune che programma e monitora gli interventi». [Marco Lorenzini, coordinatore provinciale Sel Como)

