
Impegnate in alternanza diverse formazioni del Baule dei suoni dai Baby Boomers, con una rilettura divertita di canzoni d’epoca come Viva la pappa col pomodoro, El purtava i scarp del tennis e C’era un ragazzo che come me agli sperimentali Sipario.
In un momento storico in cui i venti di guerra tornano a soffiare sempre più impetuosi il pubblico è stato coinvolto dalla grande orchestra dei Musica Spiccia in classiche antiwar songs come Girotondo, Imagine, Blowin’in the wind, Here’s to you.
Originale ed emozionante la rilettura in chiave attuale di Proposta da parte di un gruppo di ospiti nella comunità di accoglienza della parrocchia di Rebbio: sul palco Jean, Sajd, Prosper, Abdul, Salim, Mamadou e altri giovani provenienti da Ghana, Mali, Senegal, Gambia e Bangladesh hanno reinterpretato l’intervista sul disagio giovanile contenuta nella canzone originale con la richiesta di casa e lavoro in lingua bambara, ashanti, ausa, wolof, djula, malinka e bangla e hanno ribadito il rifiuto della guerra e la scelta di pace. È il risultato di un piccolo laboratorio condotto da Giulia Cavicchioni che ha visto la partecipazione di ospiti e volontari della struttura cittadina voluta da don Giusto Della Valle con un chiaro messaggio: la pace passa attraverso i diritti per tutti e la cancellazione delle ingiustizie e delle disuguaglianze.
La seconda parte del concerto dei Musica Spiccia ha movimentato i ritmi con e le tradizionali musiche dal mondo dalla yiddish beneaugurante Mazel tov a Beimir bist du schoen, brano travolto dalla guerra insieme a sei milioni di ebrei al canto di risaia Via Gleno trasformato in grido di libertà contro le carcerazioni ingiuste, all’acrobatica Dwe guitari a Lasemela andà sulla lacerante esperienza delle migrazioni di ogni tempo.
In chiusura l’atteso intervento di Mino Di Martino, un evento visto che da molti anni è autore di testi per altri artisti come Giuni Russo e Alice e ha collaborato con Franco Battiato, ma le sue esibizioni sono davvero rare.
Il musicista ha interpretato un brano intenso dedicato al poeta greco Alexander Pangulis imprigionato e torturato dopo un fallito attentato contro il dittatore Papadopoulos.
È seguita La periferia dell’impero, descrizione amara e ironica del desolato panorama del deserto del Sahel costellato di carcasse di camion come enormi dinosauri spolpati dei loro pezzi poi riutilizzati per gli usi più diversi perchè le guerre oggi si combattono per conquistare mercati e consumatori e non più solo per impadronirsi di risorse.
Infine le parole d’amore di Pier Paolo Pasolini per la madre e una citazione di Tiziano Terzani: «Nessuna guerra porta al fine che promette e non c’è nessuna guerra che ha messo fine alle guerre». [Antonia Barone, ecoinformazioni] On line sul canale di ecoinformazioni tutti i video dell’iniziativa.

