
Il problema più grande è nostro, della cosiddetta società civile, delle forze politiche fondate sull’affermazione dei diritti umani, ancora (forse) capaci di un orientamento ideale.
Riusciremo a dedicare all’accoglienza un impegno almeno pari a quello che viene dedicato alle imbiancature dei muri della città o ai monumenti in mezzo al lago? A ridare smalto alla nostra civiltà locale troppo spesso messa in dubbio dal localismo e dall’egoismo più becero? Riusciremo a comprendere che sarà la qualità dell’accoglienza a farci scalare le classifiche che contano davvero, e non i nuovi stadi e le relative beneficenze a aziende “sportive” spesso contigue al malaffare e alla peggiore destra razzista? Riusciremo a dimostrare che l’accoglienza non è un business, ma un investimento in innovazione sociale le cui ricadute regalano immediati benefici a tutti? Ci sarà un adeguato confronto tra le forze politiche che opportunamente proprio in questo periodo approntano il bilancio con l’ambizione di cambiare passo, e ci auguriamo anche direzione? Speriamo. [Gianpaolo Rosso, econformazioni]
[Dal numero 498 di ecoinformazioni. Leggi on line il settimanale].

