
«Questa mattina nei pressi del mercato coperto di Como ho acquistato da un uomo, “ambulante abusivo”, una piccolissima pianta grassa. La coltiverò con cura, pensando al viso bello e dolente di chi me l’ha proposta. Mi sembrerà di coltivare, insieme alla piantina, il presente e il futuro di un giovane che per età potrebbe essere il figlio che non ho. La travaserò per darle un po’ di terra-nutrimento in più e le darò un po’ d’acqua, quando ne avrà bisogno. Crescerà lentamente, ma inesorabilmente, come fanno le piante grasse.
Spero che i miseri 5 euro che gli ho dato siano sufficienti all’acquisto di un dolcetto per la famiglia di quel mio concittadino che questa società e questa città non accoglie, anzi che qualcuno considera “straniero” e qualcun altro “clandestino”. Sì per un dolcetto, un genere “superfluo”, perché proprio come me per miei cari pure lui possa desiderare il pane e anche le rose, in questo grigio sabato di primavera che sembra autunno.
Ho provato per quell’uomo dagli occhi dolci e la pelle ambrata tenerezza e simpatia (compassione).
Ho provato sentimenti di dolore e indignazione per “noi”, per come siamo diventati.
Come abbiamo potuto educare ragazze e ragazzi suoi coetanei a non considerarlo fratello, portatore dei nostri stessi diritti e desideri. Come abbiamo potuto diventare noi indifferenti e seminare indifferenza e razzismo.
Ogni giorno di più guardiamo con fastidio, non alla povertà, ma ai poveri.
Tra pochi giorni sarà la Festa della Liberazione. Liberiamoci dei nostri sentimenti razzisti e dalle pretese di privilegi per nascita.
Facciamo in modo che la Resistenza non sia celebrazione del passato passato, ma memoria fertile che ci indica la strada per il presente e il futuro. Resistere oggi significa opporci alle guerre, alle spese militari, alle discriminazioni e alle violenze, al razzismo, a chi nega diritti e democrazia.
Restiamo umani. Restiamo umane». [Celeste Grossi, da fb]
