
Il quadro degli ultimi mesi è sconfortante. Nella prima parte del primo Consiglio aperto, nel settembre 2016, c’erano il delegato del Prefetto, la Caritas e la Cri ma non Como senza frontiere, la più vasta rete per i diritti dei migranti; nella seconda parte della seduta del Consiglio mancavano sia Caritas che Cri e Prefettura, i cui esponenti, dopo aver parlato, hanno ritenuto di non dover ascoltare i rappresentanti eletti dai cittadini, un grave affronto istituzionale. E non si è trattato di un episodio isolato. Infatti alla prima riunione sul tema migranti della Commissione consiliare 3 non hanno partecipato né Caritas, né Cri; alla seconda c’era la Caritas ma mancava ancora le Cri e sempre la Prefettura. Ora siamo al secondo Consiglio comunale aperto, chiesto dalla consigliera Anna Veronelli di Fi che per la convocazione ha raccolto le firme di tante e tanti consiglieri/ e di diversi gruppi: la seduta del 23 gennaio potrà contare sulla presenza di Como senza frontiere, della Caritas e di molti altri soggetti essenziali per affrontare il tema, ma sarebbe grave se non ci fossero né Cri, né Prefettura, né Questura, soggetti centrali per comprendere e affrontare le diverse difficoltà.
Come tanti giustamente sottolineano il tema migranti e il modo con cui si affronta è una cartina di tornasole per verificare la qualità della nostra democrazia che a Como e non solo sembra incapace non solo di sintesi avanzate, ma anche di ascolto generale quasi che ciascuno preferisse confrontarsi solo con affini o con subordinati, rifiutando di cimentarsi nella necessaria opera di mediazione tra posizioni diverse e ruoli differenti di diverse istituzioni. Sarebbe invece essenziale che la necessità di equilibrio tra i poteri che è il cardine della democrazia e che con il referendum del 4 dicembre ha avuto una forte conferma popolare trovasse anche a livello locale la sua applicazione senza arroccamenti e incapacità di cogliere come problemi complessi come quello delle migrazioni non possono essere risolti senza trasparenza, coinvolgimento generale, elaborazione condivisa e conflitto proficuo tra opinioni differenti e senza la preliminare accettazione del primato della politica che è l’elemento distintivo tra democrazia e barbarie. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

