Il libro che rappresenta per molti versi la summa e il vertice della fatica di studioso di Maurizio Migliori, Il disordine ordinato. La filosofia dialettica di Platone (Morcelliana, 2013), si apre con una citazione dall’Apologia di Socrate: “Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta da un essere umano”.
“Un’opera folle scritta da un folle” e insieme “il libro di una vita”, scriveva Maurizio: due volumi per un totale di quasi 1500 pagine, e una bibliografia che include più di mille titoli. L’opera aveva ricevuto il premio “Viaggio a Siracusa”, assegnato da una giuria prestigiosa presieduta da Remo Bodei e Umberto Curi; Maurizio stesso mi aveva segnalato, con legittimo orgoglio, che non gli erano mancati apprezzamenti illustri, come quello di Massimo Cacciari. Con il libro intendeva saldare il suo debito nei confronti di Platone: dal filosofo greco aveva appreso che niente è semplice, che tutto è complesso, che non funzionano i dualismi, le distinzioni nette che appartengono ai dogmatici e a coloro che si ritengono portatori di verità. Insieme al suo maestro all’Università Cattolica, Giovanni Reale, aveva ripreso la proposta degli studiosi platonici della prestigiosa Università di Tubinga: l’idea che la comprensione dei dialoghi dell’ultimo Platone, il cosiddetto Platone dialettico, dovesse venire illuminata dal ricorso alla dimensione orale. Ai quei dialoghi – il Filebo, sul tema del bene e del piacere, il Parmenide, il Politico –, Maurizio ha dedicato sul finire del secolo scorso una serie di commentari rigorosi, editi da Vita e Pensiero. L’idea che sorreggeva il suo sforzo interpretativo era che lo scritto è statico e rende passivo chi legge, non induce a pensare, per cui deve necessariamente essere integrato dal ricorso all’oralità, al confronto faccia a faccia con un interlocutore. Il filosofo non scrive le cose di maggior valore, in quanto le conoscenze più alte, etico e religiose, richiedono una comunicazione diretta fra maestro e discepolo, un dialogo in cui si “partecipa” intensamente al cammino verso una verità condivisa, non per vincere nell’arena del dibattito, ma per con-vincere, cioè per vincere insieme.
Ho sempre avuto l’impressione che accogliere la proposta della Scuola di Tubinga non fosse solo una scelta teoretica, ma rispondesse allo stile di pensiero (e al modo di stare al mondo) che era proprio di Maurizio. Era così che lui insegnava all’Istituto magistrale di Como o si proponeva nelle conferenze che spesso teneva nelle scuole o nelle biblioteche con generosa disponibilità: un modo non accademico e non cattedratico, sorretto dalla convinzione che solo nel e dal dialogo, guardandosi negli occhi, potesse scaturire sapienza. Ne avevo fatto esperienza da studente liceale partecipando agli incontri che Maurizio organizzava il sabato sera nel seminterrato della casa in via dell’Ospedale a Cantù. Eravamo in tanti a ritrovarci a discutere, magari dopo aver ascoltato una conferenza del suo carissimo amico Salvatore Natoli, per tre anni, dal ’70 al ’73, docente di Filosofia e Storia al liceo Volta di Como; entrambi di origine siciliana, avevano condiviso gli studi all’Università cattolica di Milano. La sua lunga fedeltà al pensiero platonico e, più in generale alla filosofia greca, trovava espressione nel ruolo che Maurizio ha sempre svolto, nel comasco come all’Università di Macerata (anche dopo il pensionamento): farsi promotore, anzi animatore di cultura, perché il suo intento non era solo di diffondere sapere, ma era di “dare anima” alla filosofia, sempre convinto che si dovesse anche darle corpo e carne, cioè tradurla in passione civile e politica. E lo testimonia la coerenza con cui ha vissuto il suo essere cristiano schierato a sinistra.
Quando capitava d’incontrarci, mi illustrava i progetti relativi alle tematiche dei suoi annuali corsi comaschi, in cui sarebbe stato lieto di coinvolgere maggiormente gli studenti delle ultime classi dei licei. Ricordo l’invito a casa sua nel giugno del ’22, mentre era prossimo a recarsi negli Stati Uniti per partecipare a un convegno sul pensiero platonico di cui era uno degli massimi esperti a livello internazionale. Come sempre era generoso di proposte: l’attivazione di una filiale comasca della Società filosofica italiana, la collaborazione alla rivista “Humanitas”, facendo seguito al volume del 2020 dedicato al “Pensiero multifocale”. Ai primi del ’23 mi era giunta la proposta, da parte di sue colleghe dell’Università di Macerata, di partecipare al volume in onore di Maurizio, da pubblicare per i suoi 80 anni, compiuti in ottobre. Il volume uscirà entro la fine dell’anno per le edizioni Morcelliana. L’invito a collaborare era stato rivolto a una sessantina di amici, colleghi e studiosi. Sono certo che, come me, nessuno di coloro a cui è stato rivolto l’invito abbia voluto rinunciare ad esprimere la sua riconoscenza e la sua stima all’insegnamento socratico di Maurizio. [Mario Porro per ecoinformazioni]
[Foto Gianpaolo Rosso, durante la lezione a più voci nel 200° anniversario della nascita di Karl Marx, proposta da ecoinformazioni nell’ottobre 2018].

