A Sabir a Roma il 12 ottobre si è svolto l’incontro internazionale Voci di lotta e Resistenza dell’Iran e dell’Afghanistan. In Afghanistan e in Iran, donne e ragazze vivono in una realtà di oppressione e disuguaglianza sistematica. I regimi dei Talebani e della Repubblica Islamica dell’Iran impongono norme che negano alle donne i diritti fondamentali, le privano di ogni forma di partecipazione sociale e le relegano a una condizione di subordinazione estrema. Quello che osserviamo in questi paesi non è semplicemente una serie di atti discriminatori, ma un sistema istituzionalizzato e strutturale di apartheid di genere. Trascrizione dei testi di tutti gli interventi.
In Afghanistan, le donne sono bandite dagli spazi pubblici, dalle scuole, dai luoghi di lavoro. La loro stessa esistenza è confinata entro i limiti di ciò che un regime teocratico e patriarcale considera accettabile. Le ragazze non possono frequentare le scuole, le donne non possono lavorare al di fuori della casa senza la presenza di un tutore maschio, e persino la possibilità di spostarsi liberamente è limitata. Per non parlare del rigido codice di abbigliamento.
In Iran, la situazione è altrettanto drammatica. Le donne sono soggette a leggi che regolano ogni aspetto della loro vita, dall’obbligo di indossare l’hijab alla possibilità di viaggiare, dalla scelta del lavoro all’accesso all’istruzione. Le proteste del 2022 contro il velo obbligatorio e la repressione, al grido “Donna Vita Libertà”, e le reazioni violente del regime ne sono testimonianza. Per la sua natura sistematica, strutturale ed intenzionale, l’apartheid di genere deve essere riconosciuto come crimine contro l’umanità: è questa la richiesta avanzata dalle attiviste iraniane ed afghane, che da anni chiedono questo passo fondamentale, da ultimo con la campagna End Gender Apartheid.
La definizione di apartheid nel diritto internazionale infatti non include le gerarchie di genere, ma solo quelle razziali. Questo riconoscimento non sarebbe solo simbolico: implicherebbe la possibilità di perseguire i governi a livello internazionale, di applicare sanzioni e di promuovere interventi che mettano fine a queste ingiustizie.
Il 10 ottobre, il Trattato sui crimini contro l’umanità è stato nuovamente discusso dalle Nazioni Unite, offrendo un’occasione cruciale per avanzare questa richiesta.
Chiediamo al governo italiano e al Parlamento Europeo di sostenere attivamente il riconoscimento dell’apartheid di genere come crimine contro l’umanità.
Introduzione: Celeste Grossi (Arci, delegata nazionale Politiche di genere)
Interventi:
- Fereshteh Rezaeifar (Donna Vita Libertà Roma)
- Parisa Nazari (Mediatrice Interculturale e attivista del movimento Donna Vita Libertà)
- Semin Azimi (attivista)
- Shakiba (attivista di RAWA – Revolutionary Association of the Women of Afghanistan)
- Tina Marinari (Amnesty International Italia)
- Beatrice Biliato (CISDA – Coordinamento italiano a sostegno delle donne afghane)
Moderatrice: Alessandra Fabbretti, giornalista Dire
L’appello di Narges Mohammadi all’Italia in occasione della Giornata dei Giusti 2024: “Affrontare l’apartheid di genere in Iran e in Afghanistan”.
L’apartheid di genere comporta l’intensificazione e l’approfondimento della discriminazione e dell’oppressione contro le donne, insieme al rafforzamento dei regimi religiosi e autoritari. Il movimento “Donna, vita, libertà”, rafforzando la capacità di azione, la consapevolezza e il coraggio delle donne, ha portato a una dura repressione da parte del governo iraniano nei confronti delle donne.
È una realtà innegabile che il mondo deve affrontare. I regimi dei Talebani e della Repubblica islamica hanno sistematicamente e deliberatamente orchestrato condizioni di soppressione, dominio, tirannia e discriminazione contro le donne, nonché la loro sottomissione.
Da un lato, le leggi, le pratiche e i comportamenti di questi regimi, guidati da intenzioni dispotiche, ostacolano i cambiamenti giuridici, politici e sociali a favore delle donne. Dall’altro lato, il problema del miglioramento della condizione femminile in entrambi i paesi è legato alle gravi questioni della povertà e del disagio economico. Inoltre, a livello operativo, le principali potenze mondiali chiudono gli occhi di fronte alla violazione dei diritti delle donne, dando priorità ai propri interessi e benefici.
L’apartheid di genere nel regime della Repubblica islamica opera in modo ingannevole, illusorio e fuorviante, intensificando e perpetuando ulteriormente la discriminazione contro le donne attraverso i principi della governance religiosa. Alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e femministe, ai sostenitori della democrazia, della libertà e dell’uguaglianza, chiedo di sostenere la criminalizzazione dell’apartheid di genere e la liberazione delle donne, che in Iran e in Afghanistan si ribellano con forza.
Narges Mohammadi, Carcere di Evin, Iran, 2 marzo 2024. Narges Mohammadi è un’attivista iraniana, già vicepresidente del Defenders of Human Rights Center (DHRC) diretto da Shirin Ebadi. Ha dedicato tutta la sua vita alla lotta per i diritti umani in Iran, battendosi contro l’oppressione della teocrazia iraniana. Si è opposta con coraggio alle condanne a morte ordinate, anche contro i minorenni, da parte del regime, denunciando gli ufficiali giudiziari responsabili di tortura. Dagli anni ’90 entra ed esce dalle carceri. L’ultimo arresto risale al 21 aprile 2022, quando è stata condannata a scontare otto anni di prigionia per presunti crimini contro la sicurezza nazionale dell’Iran. Il 6 ottobre 2023 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace “per la sua lotta contro l’oppressione delle donne in Iran e per promuovere i diritti umani e la libertà per tutti”. Dal 6 marzo 2024 a Narges Mohammadi è dedicata una targa al Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano.
https://www.lettera22.it/la-campagna-sullapartheid-di-genere-in-afghanistan/;
https://www.reamanetwork.org/2024/09/12/adnkronos_afghanistan-boldrini-litalia-voti-a-onu-apartheid-genere-tra-crimini-umanita/
https://www.reamanetwork.org/2024/09/12/askanews-afghanistan-pangea-italia-voti-gender-apartheid-crimine-contro-umanita/–

