Donne

24 gennaio/ Associazione Lissi/ Riflessioni sulla cultura dello stupro

«Per il giorno domenica 24 gennaio, alle ore 16, l’Associazione Alfonso Lissi ha organizzato un incontro online sul tema della cultura dello stupro, con l’obiettivo di definirla e approfondirne i concetti. La relatrice sarà Sveva Basirah Balzini, attivista e fondatrice di “Sono l’Unica Mia”. Approfondirà i concetti base della cultura dello stupro – una cultura in cui la violenza sessuale è normalizzata e minimizzata, direttamente o indirettamente, da atteggiamenti, norme e media – per poi andare a esplorare le sue dinamiche e riflettere su come essa faccia parte della nostra quotidianità.

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Canción sin miedo

Cosa significa la parola “sessismo”? Da tempo di sente parlare di casi in cui la donna ha subito ingiustizie legate al suo “essere donna”. Questi comportamenti sono sicuramente il risultato di un passato che ha da sempre considerato il genere femminile inferiore. Come sappiamo, è la donna che si è da sempre occupata delle faccende domestiche, dalla pulizia della casa, al cibo, ai figli. Atteggiamenti sessisti sono diventati pericolosi, provocano fastidio, dolore, ingiustizie, e hanno movimentato milioni di donne che, insieme, gridano l’urgenza di uguaglianza di genere.

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Raccontare la sessualità ai ragazzi senza tabù

Il libro di Monica Lanfranco Crescere uomini. Le parole dei ragazzi su sessualità. Pornografia, sessismo. [Erickson 2019, pagg. 157, 16,15 euro, disponibile anche in e-book 9,49 euro], presentato nella giornata contro la violenza maschile sulle donne, 25 novembre, sui canali di Arci e di ecoinformazioni con la partecipazione di Donne in Nero e Women in White Society, parte da una serie di domande fatte a 1500 giovani di 16 e 19 anni sul loro rapporto con la pornografia. Un pubblico che non siamo abituati a considerare di riferimento quando si parla di violenza sulle donne: in primis perché sono maschi, poi perché sono giovanissimi. E invece è proprio da loro e da questo rapporto talvolta tossico con la pornografia che si dovrebbe partire per provare a cambiare rotta.

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Las mariposas

Las mariposas tradotto in italiano significa “le farfalle”. E’ il nome di battaglia scelto da Aida Patria Mercedes, Maria Argentina Minerva, Antonia Maria Teresa Mirabal 3 sorelle che si opposero con coraggio alla dittatura di Rafael Leonidas Trujillo, a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana. La loro opera rivoluzionaria è tanto efficace che il Dittatore in una visita a Salcedo esclama: “Ho solo due problemi: la Chiesa cattolica e le sorelle Mirabal”. Una lotta che pagarono con la morte, ma che non fu vana. Provoca infatti una grandissima commozione in tutto il paese, coscente di aver sopportato per trent’anni la sanguinosa dittatura di Trujillo.

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E se capitasse a me?

A Como c’è una mostra che non è una mostra, artefatta (nel senso di fatta ad arte, ma anche di falsificata) ed abusiva anche se non vera. È una mostra che non si può vedere (di persona), ma che è impossibile non vedere (nella quotidianità delle frasi, posti ed oggetti racchiusi in essa). Indicibile, di Alle Bonicalzi, è geniale sotto moltissimi aspetti, ma soprattutto perché porta alla luce, visibile nella propria nuda sostanza, una domanda: e se capitasse a me?

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ARCI COMO WebTV/ Palinsesto 25 novembre/ Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

L’edizione di oggi, interamente dedicata alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, propone una serie di appuntamenti web del 25 novembre 2020, uno squarcio sulle tante forme di violenza sulle donne a cura della/ dei servizio civilista/i dell’Arci di Como e dagli archivi di ecoinformazioni una breve (inevitabilmente incompleta) antologia video delle azioni svolte a Como nelle giornate degli anni precedenti.

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Per Cristina, per Sara e per tutte le Sara del mondo

Nella Giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne, vogliamo fare memoria fertile di Cristina Cattafesta, una persona straordinaria che ha lottato tenacemente contro la violenza fondamentalista e il patriarcato.

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25 novembre/ Com’eri vestita?

C’è ancora bisogno di una giornata contro la violenza sulle donne? Per rispondere a questa domanda, basterebbe citare il dato Istat secondo cui «tra marzo e giugno del 2020, il numero delle chiamate sia telefoniche sia via chat al numero verde antiviolenza è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno 2019 ( +119%) passando da 6956 a 15280». Le situazioni di abusi e maltrattamenti non sono state affatto messe in crisi dalla condivisione forzata delle quotidianità domestica, ma anzi proprio in essa hanno avuto terreno fertile per attecchire con più forza, rendendo indispensabili azioni e pensieri, forti ed efficienti, in grado di poter sradicare tali radici tossiche e pericolose.

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In lotta per la libertà da violenze, guerre, povertà

Non basta una giornata sola in un anno, la lotta per l’eliminazione della violenza di genere è quotidiana. Ma fino a quando i diritti non saranno per tutte, in tutto il mondo, fino a quando il corpo delle donne continuerà a essere usato come luogo di potere maschile e campo di battaglia ovunque noi donne cerchiamo di manifestare il desiderio di libertà-liberazione: nelle case, nelle piazze, nelle strade, nelle guerre, avremo purtroppo ancora bisogno di date simboliche come l’8 marzo e il 25 novembre.

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