Cgil e Uil con due distinte note convergono nella critica all’idea del sindaco Rapinese che con qualche decennio di ritardo da quando fu proposta dalla Thatcher con danni irreparabili alla società inglese vuole imporre il dogma del “privato è bello”.
«Pubblico vs privato. Perché il Sindaco di Como ci tiene tanto a sottolineare questa contrapposizione.
Ormai questo tipo di scelta politica è appannaggio degli anni passati mentre le amministrazioni più illuminate hanno mantenuto i servizi in capo al pubblico per garantire qualità, efficacia e capacità di gestione e controllo immediata.
Recentemente il comune di Taranto, dopo aver annunciato la privatizzazione dei nidi, ha cambiato rotta valorizzando il servizio pubblico esistente con una logica lungimirante e di prospettiva.
La contrapposizione pubblico privato, avanzata con modalità estreme dal sindaco di Como, porta come unico risultato l’indebolimento del ruolo e impoverimento economico delle persone che lavorano nei servizi, con effetti diretti sulla qualità delle mense scolastiche privatizzate.
Purtroppo oltre a determinare condizioni pessime per il personale offrono un servizio che in questi mesi ha fatto emergere molteplici carenze dovute alle logiche del risparmio. Siamo sicuri che quella differenza di costo che il Sindaco sbandiera come economia (e risparmio per i cittadini) avrà effetto sulle lavoratrici, si perché il 90% del personale sono donne.
Questa politica colpirà una parte di popolazione lavorativa già penalizzata. Inoltre il personale attualmente in servizio garantisce stabilità e continuità del servizio che non può essere paragonata al privato (ad esempio ci sono educatrici che hanno lavorato tutta la vita negli asili di Como).
Sui costi il Sindaco non può fornire alcuna garanzia che non varieranno in alcun modo per le famiglie, se davvero, come sostiene (non ci risultano dati a supporto), oggi un nido privato costa la metà di uno pubblico, chi assicura che questo costo non varierà? Ma sopratutto se un servizio ad alta intensità di personale potrà avere costi così contenuti una domanda sorge spontanea: sarà proprio il personale che di quei bambini/e si occupa a pagarne la differenza e quindi con esso anche la qualità del servizio? Come un soggetto privato potrà garantire parità di qualità ed un guadagno con un introito pari alla metà? Questo avrà effetti sulle famiglie?
Non possiamo dirlo con certezza, ma il dubbio che ciò determinerà scadimento del servizio c’è.
Inoltre la semplificazione privato economico e pubblico dispendioso non permette di approfondire ed entrare nel merito degli effetti concreti delle scelte ad esempio rispetto alla delicatezza del lavoro svolto.
Il personale educativo avendo contatto costante con bambini così piccoli necessità di momenti di supervisione, formazione e programmazione significativi, che nel privato sono meno riconosciuti (se non assenti per alcune professioni).Questo vale per l’intera comunità educativa presente in un nido. È evidente che buona parte degli effetti ricadrà sui bambini e sulle bambine. Infine ricordiamo alla Giunta che il compito di un’amministrazione dovrebbe essere orientato alla valorizzazione del servizio pubblico esistente ed all’investimento di risorse su tale attività, certo anche per migliorarlo. Quello che oggi a Como sta succedendo al contrario è lo smantellamento del servizio pubblico (nessuna assunzione fatta dal 2022 nel settore) e la svendita al privato dell’intero settore, senza alcuna certezza per il futuro del personale coinvolto.
Ribadiamo che come Organizzazioni sindacali sosterremo e promuoveremo tutte le iniziative necessarie per interrompere questo tipo di approccio e per difendere il servizio pubblico, a favore dei bambini/e, delle famiglie e del personale attualmente coinvolto e che verrà assunto in futuro». [Cgil Como e Funzione pubblica Cgil Como]

