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Lettera aperta a Rapinese/ Stanze del cucù angoli di pace

«Signor Sindaco, come cittadina di Como, mamma e insegnante di Sostegno, nonché Funzione Strumentale per l’Inclusione, ho seguito con attenzione il dibattito relativo al piano di riorganizzazione della rete scolastica per l’anno 2026/2027, punto affrontato e deliberato nel corso del Consiglio Comunale dell’1 ottobre 2025.

E’ stato doloroso ascoltarla parlare con così tanta sfrontatezza e mancanza di pudore dei luoghi di cui
noi Insegnanti ci prendiamo quotidianamente cura, perché sa… (come da sua ripetuta definizione
data alle strutture scolastiche comasche) anche dei “cessi” bisogna prendersi cura affinché
continuino a funzionare adeguatamente e decorosamente nonostante l’assenza degli interventi degli
enti locali.
Non è stato semplice filtrare le sue dichiarazioni rispetto all’inutilità (sempre come da sua ripetuta
citazione) delle “AULE DEI BACI-DEGLI ABBRACCI-DEL CUCU’”. All’interno di questa nuova categoria
di ambienti scolastici da lei coniata, appunto “STANZE DEL CUCU’”, ci sono anche i luoghi in cui noi
docenti di sostegno lavoriamo, fianco a fianco, con i nostri alunni che quotidianamente devono
imparare a gestire il gravoso peso della disabilità.
Nelle “STANZE DEL CUCU’” noi Insegnanti garantiamo un angolo di pace a questi bambini e ragazzi
quando si sentono sopraffatti dalla realtà circostante.
Nelle “STANZE DEL CUCU’” noi Insegnanti supportiamo questi bambini e ragazzi quando i contenuti
educativo-didattici del gruppo classe sono troppo pesanti per essere assimilati da chi è caratterizzato
da un funzionamento atipico.
Nelle “STANZE DEL CUCU’” noi Insegnanti costruiamo una relazione, ritagliando piccoli pezzi di
giornata scolastica per rapportarci “uno a uno” con i bimbi più fragili che faticano a focalizzarsi
sull’altro in contesti caotici come, banalmente, potrebbe essere una classe nel momento della
ricreazione.
Nelle “STANZE DEL CUCU’” noi Insegnanti conteniamo crisi di alunni che non sanno gestire le proprie
emozioni ed i propri comportamenti problema. Sindaco: ha mai provato a contenere un bambino con
Sindrome dello Spettro Autistico o Disturbo Oppositivo Provocatorio o Disturbo Comportamentale
mentre perde la percezione di sé stesso e l’unico modo per ritrovare quella stessa percezione è
cercare di arrecarsi dolore (e la morbida “STANZA DEL CUCU’” è l’unico luogo in cui poterlo fare)? Ma
no, certo che no, lei tutto questo non l’ha mai provato altrimenti non si permetterebbe di parlare di
questi spazi con così tanta leggerezza e disprezzo, come se si trattasse di luoghi frivoli nati dal
capriccio di quattro docenti hippie.
Le “STANZE DEL CUCU’” sono veri e propri spazi educativi in cui “si fa scuola”, una scuola per tutti.
Sono luoghi in cui si creano e si rafforzano le relazioni, si consolidano gli apprendimenti e si
percorrono strade pedagogiche che conducono alla valorizzazione del singolo. Sono luoghi in cui i
bimbi e i ragazzi con disabilità possono concedersi una pausa dal mondo esterno, rialzarsi dopo una
caduta, e ripartire con il gruppo dei pari con la giusta dose di serenità ritrovata.
Ecco Sindaco, per tutti questi motivi le dico che NO, NON POSSIAMO RINUNCIARE ALLE NOSTRE
STANZE DEL CUCU’. Rinunciarvi equivarrebbe a togliere il giubbotto di salvataggio a chi sta
imparando a nuotare. E noi, come comunità educante, e come città, non possiamo permettercelo». [Ylenia Erario]

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