La rete Intrecciat3 propone un percorso di idee e pratiche per l’autodeterminazione, che parte dal presidio di piazza dello scorso 8 marzo e lo ripercorre, mensilmente, con le voci di chi l’ha costruito.
LUGLIO – 4. NO ALLA VIOLENZA, NO ALLE MOLESTIE – NONUNADIMENO COMO
«L’orrore che emerge dai cosiddetti Epstein Files, torture, abusi, stupri, sparizioni sospette e possibili omicidi di ragazze, traffico di bambini e bambine, impunità e insabbiamenti non è una sequenza di crimini eccezionali.
Un consesso di uomini potenti, in grado di governare e condizionare, sul piano politico, economico, culturale, le vite di miliardi di persone, si è ritrovato unito nell’umiliazione delle donne, sentendosi più coeso e compatto proprio in virtù di questo.
Le violenze erano note da almeno trent’anni ma le voci delle donne che hanno denunciato sono rimaste inascoltate…
L’uso dei corpi femminili non è il risultato ma il fondamento di una logica capitalistica che impone la mercificazione e lo sfruttamento, è il prodotto di una profonda cultura patriarcale che alimenta e sostiene la subordinazione e la sottomissione. Una violenza che produce gerarchie e incide nei corpi chi comanda e chi deve servire o soccombere.
Andare alla radice del sessismo vuol dire rendersi consapevoli che per lo sguardo maschile le donne e le persone LGBTQIA+ sono ancora ‘essenzialmente corpi’.
Il femminismo e il transfemminismo sono andati a individuare le radici del dominio proprio là, nella ‘normalità’: nei rapporti di coppia, nei ruoli stereotipati familiari, nell’ambiguo legame tra vita intima e violenza psicologica, economica, fisica fino ad arrivare alla cosiddetta ‘violenza istituzionale’.
La rivoluzione culturale necessaria per mettere fine alla violenza sulle donne e le persone LGBTQIA+ dovrebbe riguardare anche il linguaggio. Espressioni del tipo «quella donna non può fare il sindaco perché non ha le palle» non dovrebbero più sentirsi…
Le molestie sessuali, sono rimaste a lungo invisibili, considerate ‘normali’ cioè un prezzo inevitabile da pagare e non come un grave attacco alla libertà femminile.
È fondamentale riconoscerle, diventarne consapevoli, senza vergogna, senza assoluzione e giustificazione per chi le agisce, per difendersi e anche denunciare.
Le molestie sono sguardi e commenti inappropriati, contatti fisici indesiderati, ricatti di natura sessuale che TUTT3 noi abbiamo subito, sui luoghi di lavoro, di studio, dello sport, nei bar, sui mezzi di trasporto, in strada.
Chi le subisce paga un prezzo spesso elevato, in termini lavorativi, di salute, di percorsi di studio. In Italia se ne parla poco e male, come fossero dei normali corteggiamenti o scherzi bonari, evitando di riconoscere che le molestie sono la base di una piramide di relazioni gerarchiche e di progressive violenze, al cui vertice ci sono i femminicidi.
I dati dell’Osservatorio di Non Una di Meno registrano, nel solo 2025, 84 femminicidi, 3 suicidi indotti di donne, 2 di ragazzi trans, 1 di una persona non binaria, 1 di un ragazzo e 78 tentati femminicidi [e nei primi mesi del 2026 (gennaio-maggio), i casi monitorati sono già 33]. Ma come sappiamo, questi numeri, di per sé eloquenti, non danno la misura di quel quotidiano sommerso e strutturale della violenza.
La Commissione Cultura della Camera ha votato un disegno di legge che vieta l’educazione sessuale nelle scuole medie e la subordina al consenso dei genitori negli istituti medi superiori, svuotando la scuola pubblica di un ruolo educativo insostituibile nella diffusione della cultura del consenso e delle differenze.
Inoltre la logica punitiva dal Governo è pura propaganda: mostra il pugno di ferro con l’ergastolo per i colpevoli di femminicidio, ma attacca i centri antiviolenza, la loro storia politica femminista, cioè contrasta le pratiche e le metodologie per la fuoriuscita e la prevenzione della violenza di genere. In realtà, il Governo, sta attaccando continuamente tutti i diritti e la libertà delle donne». [Nonunadimeno Como]
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Questo intervento è stato parte dell’azione performativa dal titolo Liber3 a 360° proposta dalla rete Intrecciat3 in piazza delle Donne (già piazza San Fedele) in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne 2026.
Nel corso della medesima occasione si sono succeduti altri 8 interventi con altrettante altre idee e pratiche per l’autodeterminazione a cura, ciascuno, di una delle realtà convergenti nella rete stessa.
Poiché in piazza ha risuonato forte il grido: «NON SOLO L’OTTO MARZO – LOTTO TUTTO L’ANNO», ecco che da aprile a fine anno – ogni OTTO del mese – pubblicheremo uno degli interventi di cui sopra.
Per farne tesoro e per attualizzarli nelle nostre vite.
A partire anche da questa certezza: Senza consenso è stupro. [Rete Intrecciat3; fotografie di Alle Bonicalzi]
