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Intrecciat3/ Agosto/ Lotto tutto l’anno

La rete Intrecciat3 propone un percorso di idee e pratiche per l’autodeterminazione, che parte dal presidio di piazza dello scorso 8 marzo e lo ripercorre, mensilmente, con le voci di chi l’ha costruito.

AGOSTO – 5. DIRITTI LGBTQIA+ – ARCIGAY COMO

«Compagne, compagnɜ, persone in lotta,
L’autodeterminazione è libertà di essere, di amare e di costruire la propria vita senza che qualcun* altrə decida chi possiamo o dobbiamo essere.
E se siamo qui [non solo] l’8 marzo è perché questa libertà non è ancora pienamente garantita.

La storia dei diritti in Italia ci insegna una cosa: ogni passo avanti è stato conquistato.
Nel 1982 l’Italia approvava la legge 164, una delle prime in Europa a permettere la rettifica dei documenti per le persone la cui identità di genere non coincideva con il sesso biologico registrato alla nascita.
Era una legge storica.
Ma oggi, più di quarant’anni dopo, per avere documenti coerenti con la propria identità serve ancora la sentenza di un tribunale.
Negli anni la giurisprudenza ha fatto passi avanti: nel 2015 la corte costituzionale ha chiarito che non è necessario l’intervento chirurgico per la rettifica anagrafica, e nel 2024 ha ridimensionato l’obbligo di autorizzazione giudiziaria per alcuni trattamenti.

Ma resta un fatto:
L’identità di una persona non dovrebbe essere accertata in tribunale.
Dovrebbe essere riconosciuta.
Lo stesso vale per le famiglie.
Nel 2025 la corte costituzionale è dovuta intervenire per garantire il riconoscimento delle due madri nei casi di procreazione medicalmente assistita effettuata all’estero.
Ancora una volta non è stato il parlamento.
È stata la corte.

Questo significa che molti diritti delle persone LGBTQIA+ in Italia non nascono da una scelta politica chiara, ma da interventi della magistratura.
E i diritti che arrivano per sentenza restano più fragili.

Nel 2016 abbiamo ottenuto le unioni civili.
Un passo avanti importante.
Ma non è matrimonio egualitario.
Il matrimonio egualitario esiste in quasi 40 paesi del mondo.
In Europa la maggioranza dei paesi lo ha già introdotto.
L’Italia no.

E non è l’unico diritto che manca.
Nel 2021 il parlamento ha affossato il ddl Zan, che avrebbe rafforzato la tutela contro le discriminazioni e le violenze motivate da orientamento sessuale e identità di genere.
E negli ultimi anni abbiamo visto anche un altro segnale preoccupante.
Nel 2024 il parlamento ha deciso di rendere perseguibile in Italia la gestazione per altri anche quando avviene all’estero, trasformando di fatto quel divieto in un reato universale.
Una scelta che usa il diritto penale come strumento simbolico e che ha un impatto diretto sulle famiglie omogenitoriali.
Anche questo ci dice qualcosa del clima politico in cui viviamo.

E mentre questi diritti restano incompiuti, continua la battaglia contro la cosiddetta ‘ideologia gender’ nelle scuole.
Un’espressione che non esiste nei manuali scientifici, ma che viene usata per creare paura.
Per bloccare l’educazione affettiva.
Per impedire percorsi contro il bullismo omolesbobitransfobico.
Per trasformare il rispetto in propaganda.
Ma parlare di rispetto, consenso e pluralità delle famiglie non è ideologia.
È educazione.
È cittadinanza.
È democrazia.

In un tempo in cui vediamo tentativi di arretramento, in cui i diritti vengono messi in discussione e il linguaggio dell’odio torna a circolare con troppa leggerezza, l’8 marzo [e non solo] deve essere un momento di responsabilità collettiva.
Non possiamo permetterci neutralità.
Non possiamo pensare che i diritti acquisiti siano irreversibili.

Come donna e presidente di Arcigay Como sento la responsabilità di ribadire che le nostre lotte sono Intrecciat*.
Non esiste liberazione delle donne senza liberazione delle persone LGBTQIA+.
Non esiste uguaglianza senza autodeterminazione piena.
Oggi celebriamo chi ha lottato prima di noi.
Ma soprattutto riaffermiamo un impegno: continuare a lottare.
Perché l’autodeterminazione non è un privilegio.
È un diritto umano fondamentale.
E finché anche una sola persona sarà costretta a giustificare la propria esistenza, l’8 marzo non sarà solo una celebrazione.
L’8 marzo sarà una chiamata all’azione». [Arcigay Como]

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Questo intervento è stato parte dell’azione performativa dal titolo LIBER3 A 360° proposta dalla rete INTRECCIAT3 in piazza delle Donne (già piazza San Fedele) a Como in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne 2026.

Nel corso della medesima manifestazione si sono succeduti altri 8 interventi con altrettante altre idee e pratiche per l’autodeterminazione a cura, ciascuno, di una delle realtà convergenti nella rete stessa.

Poiché in piazza ha risuonato forte il grido: NON SOLO L’OTTO MARZO – LOTTO TUTTO L’ANNO, ecco che da aprile a fine anno – ogni OTTO del mese – pubblicheremo uno degli interventi di cui sopra.
Per farne tesoro e per attualizzarli nelle nostre vite.
A partire anche da questa certezza intersezionale: i diritti delle persone LGBTQIA+ sono diritti umani! [Rete Intrecciat3; fotografie di Alle Bonicalzi]

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