Lo scritto di Dario Dagnino, lavoratore, iscritto alla Cgil, che riportiamo integralmente, espime necessità che in questi ultimi tempi dventano ancoar più essenzial. Sono già in corso contatti per dare sviluppo alla proposta di un’assemblea territoriale che per l’Arci dovrà vedere la convergenza di tutt3 le organizzazioni attive sui temi dei diritti e della democrazia partecipata da quelle de La via mestra alle reti impegnate nel territorio, comprendendo movimenti, partiti, persone. Intanto è già attivo un progetto di Arci Xanadù e altri partner sullo specifico tema degli spazi culturali. Questo giornale sarà come sempre al servizio della rivoluzione nonviolenta necessaria e urgente.
«Como, ricostruire i luoghi della partecipazione
Dalle mobilitazioni sociali alla proposta collettiva: il bisogno di nuovi spazi di confronto tra
lavoratori, studenti e realtà associative.
Le piazze continuano a riempirsi, le mobilitazioni si susseguono e le ragioni del disagio sociale
attraversano generazioni e condizioni lavorative differenti. Ma cosa rimane quando i cortei
finiscono? Dove possono incontrarsi le persone per continuare a discutere, elaborare proposte e
organizzare iniziative comuni?
La domanda riguarda anche Como, un territorio nel quale la ricchezza prodotta convive con salari
che faticano a sostenere il costo della vita, difficoltà abitative, precarietà e disuguaglianze. Problemi
che attraversano il lavoro industriale, il commercio, i servizi e le nuove generazioni, spesso
affrontati attraverso rivendicazioni separate nonostante le loro evidenti connessioni.
Lo sciopero generale proclamato dalla CGIL per il 20 novembre, nella stessa giornata della
mobilitazione internazionale degli studenti, offre un’occasione per interrogarsi su queste divisioni.
Le iniziative del 30 ottobre, che hanno interessato anche Como, hanno già espresso una volontà di
mobilitazione contro le politiche economiche, la guerra e il riarmo. La questione è come dare
continuità a queste esperienze, costruendo rapporti che vadano oltre le singole giornate di protesta.
Nel Comasco esiste un patrimonio di associazioni, circoli, organizzazioni sindacali, realtà
studentesche e comitati che intervengono su questioni sociali, ambientali e culturali. Esperienze
differenti, spesso capaci di mobilitare energie importanti, che potrebbero trovare nuove occasioni di
confronto a partire dalle condizioni materiali delle persone.
Il costo dei trasporti riguarda studenti e lavoratori; quello delle abitazioni condiziona l’autonomia
dei giovani e il reddito delle famiglie. La difesa della sanità e della scuola pubblica coinvolge tutte
le generazioni, mentre precarietà e bassi salari incidono tanto sulle condizioni presenti quanto sulle
prospettive future. Riconoscere questi legami significa individuare interessi comuni senza
cancellare le differenze.
Ci servono luoghi di discussione, confronto e proposta. Spazi accessibili nei quali lavoratrici,
lavoratori, studenti e associazioni possano incontrarsi, mettere in comune esperienze e conoscenze,
individuare obiettivi condivisi. Luoghi nei quali la partecipazione abbia la possibilità di incidere
sulle decisioni, anziché esaurirsi nell’ascolto di posizioni già definite.
Le Camere del Lavoro, i circoli, le sedi associative e gli spazi civici rappresentano una possibile
risorsa. Valorizzarli significa anche aprirli maggiormente al confronto fra esperienze diverse,
recuperando quella funzione di aggregazione sociale che ha accompagnato tanta parte della storia
del movimento dei lavoratori.
La questione riguarda direttamente la democrazia sindacale. La rappresentanza si rafforza attraverso
il coinvolgimento di chi lavora, la discussione collettiva delle rivendicazioni e la possibilità di
verificare le scelte compiute. Allo stesso tempo, il rapporto con i movimenti studenteschi e sociali
può ampliare la capacità del sindacato di intervenire sulle trasformazioni economiche che
attraversano il territorio.
Un primo passo potrebbe essere promuovere a Como un’assemblea territoriale aperta, nella quale
delegati, lavoratori, studenti e associazioni disponibili possano confrontarsi sulle questioni comuni.
Un incontro costruito attraverso il dialogo fra le realtà interessate, senza pretendere uniformità di
posizioni, dal quale far emergere alcune priorità e possibili iniziative condivise.
Sarebbe importante riconoscere ai giovani un ruolo effettivo nell’elaborazione delle proposte. Chi
oggi studia vive già le conseguenze di decisioni che determineranno le sue future condizioni di
lavoro e di vita. Il confronto fra generazioni può diventare una risorsa quando ciascuna parte
conserva la propria autonomia e contribuisce alla costruzione di obiettivi collettivi.
La partecipazione richiede continuità. Individuare problemi, discuterne le cause, formulare
rivendicazioni, costruire mobilitazioni e verificarne i risultati sono passaggi di uno stesso processo.
Anche il conflitto sociale acquista maggiore forza quando si sviluppa attraverso relazioni durature e
una consapevolezza condivisa.
Il 20 novembre potrebbe rappresentare un’occasione per avviare questo percorso nel territorio
comasco. L’obiettivo non sarebbe aggiungere un’altra sigla o una nuova struttura organizzativa, ma
favorire l’incontro fra persone ed esperienze che già esistono, rafforzandone la capacità di iniziativa
collettiva.
La democrazia vive anche nella possibilità quotidiana di organizzarsi e incidere sulle scelte
economiche e sociali. Ricostruire questi spazi significa restituire al lavoro e alle persone un ruolo
attivo nella trasformazione del territorio.
Como ha bisogno di luoghi nei quali le idee possano diventare proposte, le proposte
rivendicazioni e le rivendicazioni azione collettiva». [Mario Dagni, Mario EUnAltraStoria]
[Foto di copertrina Matilda Tudisco, ecoinformazioni]

