Mario Dagnino/ Como, ricostruire i luoghi della partecipazione
Lo scritto di Dario Dagnino, lavoratore, iscritto alla Cgil, che riportiamo integralmente, espime necessità che in questi ultimi tempi dventano ancoar più essenzial. Sono già in corso contatti per dare sviluppo alla proposta di un’assemblea territoriale che per l’Arci dovrà vedere la convergenza di tutt3 le organizzazioni attive sui temi dei diritti e della democrazia partecipata da quelle de La via mestra alle reti impegnate nel territorio, comprendendo movimenti, partiti, persone. Intanto è già attivo un progetto di Arci Xanadù e altri partner sullo specifico tema degli spazi culturali. Questo giornale sarà come sempre al servizio della rivoluzione nonviolenta necessaria e urgente.
«Como, ricostruire i luoghi della partecipazioneDalle mobilitazioni sociali alla proposta collettiva: il bisogno di nuovi spazi di confronto tralavoratori, studenti e realtà associative.Le piazze continuano a riempirsi, le mobilitazioni si susseguono e le ragioni del disagio socialeattraversano generazioni e condizioni lavorative differenti. Ma cosa rimane quando i corteifiniscono? Dove possono incontrarsi le persone per continuare a discutere, elaborare proposte eorganizzare iniziative comuni?La domanda riguarda anche Como, un territorio nel quale la ricchezza prodotta convive con salariche faticano a sostenere il costo della vita, difficoltà abitative, precarietà e disuguaglianze. Problemiche attraversano il lavoro industriale, il commercio, i servizi e le nuove generazioni, spessoaffrontati attraverso rivendicazioni separate nonostante le loro evidenti connessioni.Lo sciopero generale proclamato dalla CGIL per il 20 novembre, nella stessa giornata dellamobilitazione internazionale degli studenti, offre un’occasione per interrogarsi su queste divisioni.Le iniziative del 30 ottobre, che hanno interessato anche Como, hanno già espresso una volontà dimobilitazione contro le politiche economiche, la guerra e il riarmo. La questione è come darecontinuità a queste esperienze, costruendo rapporti che vadano oltre le singole giornate di protesta.Nel Comasco esiste un patrimonio di associazioni, circoli, organizzazioni sindacali, realtàstudentesche e comitati che intervengono su questioni sociali, ambientali e culturali. Esperienzedifferenti, spesso capaci di mobilitare energie importanti, che potrebbero trovare nuove occasioni diconfronto a partire dalle condizioni materiali delle persone.Il costo dei trasporti riguarda studenti e lavoratori; quello delle abitazioni condiziona l’autonomiadei giovani e il reddito delle famiglie. La difesa della sanità e della scuola pubblica coinvolge tuttele generazioni, mentre precarietà e bassi salari incidono tanto sulle condizioni presenti quanto sulleprospettive future. Riconoscere questi legami significa individuare interessi comuni senzacancellare le differenze.Ci servono luoghi di discussione, confronto e proposta. Spazi accessibili nei quali lavoratrici,lavoratori, studenti e associazioni possano incontrarsi, mettere in comune esperienze e conoscenze,individuare obiettivi condivisi. Luoghi nei quali la partecipazione abbia la possibilità di incideresulle decisioni, anziché esaurirsi nell’ascolto di posizioni già definite.Le Camere del Lavoro, i circoli, le sedi associative e gli spazi civici rappresentano una possibilerisorsa. Valorizzarli significa anche aprirli maggiormente al confronto fra esperienze diverse,recuperando quella funzione di aggregazione sociale che ha accompagnato tanta parte della storiadel movimento dei lavoratori.La questione riguarda direttamente la democrazia sindacale. La rappresentanza si rafforza attraversoil coinvolgimento di chi lavora, la discussione collettiva delle rivendicazioni e la possibilità diverificare le scelte compiute. Allo stesso tempo, il rapporto con i movimenti studenteschi e socialipuò ampliare la capacità del sindacato di intervenire sulle trasformazioni economiche cheattraversano il territorio.
Un primo passo potrebbe essere promuovere a Como un’assemblea territoriale aperta, nella qualedelegati, lavoratori, studenti e associazioni disponibili possano confrontarsi sulle questioni comuni.Un incontro costruito attraverso il dialogo fra le realtà interessate, senza pretendere uniformità diposizioni, dal quale far emergere alcune priorità e possibili iniziative condivise.Sarebbe importante riconoscere ai giovani un ruolo effettivo nell’elaborazione delle proposte. Chioggi studia vive già le conseguenze di decisioni che determineranno le sue future condizioni dilavoro e di vita. Il confronto fra generazioni può diventare una risorsa quando ciascuna parteconserva la propria autonomia e contribuisce alla costruzione di obiettivi collettivi.La partecipazione richiede continuità. Individuare problemi, discuterne le cause, formularerivendicazioni, costruire mobilitazioni e verificarne i risultati sono passaggi di uno stesso processo.Anche il conflitto sociale acquista maggiore forza quando si sviluppa attraverso relazioni durature euna consapevolezza condivisa.Il 20 novembre potrebbe rappresentare un’occasione per avviare questo percorso nel territoriocomasco. L’obiettivo non sarebbe aggiungere un’altra sigla o una nuova struttura organizzativa, mafavorire l’incontro fra persone ed esperienze che già esistono, rafforzandone la capacità di iniziativacollettiva.La democrazia vive anche nella possibilità quotidiana di organizzarsi e incidere sulle scelteeconomiche e sociali. Ricostruire questi spazi significa restituire al lavoro e alle persone un ruoloattivo nella trasformazione del territorio.Como ha bisogno di luoghi nei quali le idee possano diventare proposte, le proposterivendicazioni e le rivendicazioni azione collettiva». [Mario Dagni, Mario EUnAltraStoria]
[Foto di copertrina Matilda Tudisco, ecoinformazioni]

