Dopo una presentazione video affidata ad un filmato del giudice Giancarlo Caselli, si distinguono sul palco al centro un inginocchiatoio che dava la possibilità all’attore munito dell’immancabile impermeabile beige del protagonista, di dar vita alle deposizioni rilasciate durante gli anni del processo da Andreotti, mentre sul lato destro e sinistro due sedie ospitano le dichiarazioni delle molte figure chiamate a testimoniare.
Durante la serata sono riemersi nomi scottanti quali i cugini Salvo, Totò Riina, Balduccio di Maggio, Salvo Lima, Michele Sindona ecc. e ricordati con rimpianto i nomi di Falcone e Borsellino, Ninni Cassarà, Giorgio Ambrosoli, il Generale Dalla Chiesa e molti altri che hanno pagato con la vita la loro lotta alla mafia.
Stefano Cisco Bellotti, emiliano, ex leader del gruppo folk Modena City Ramblers, ha accompagnato tutto il racconto, intervenendo di tanto in tanto con alcune delle sue più famose canzoni, tra cui la più conosciuta I cento passi che racconta la storia di Giuseppe Impastato, giovane militante ucciso per mandato di un boss mafioso il 9 maggio 1978.
Andreotti non è mai stato assolto, così sottotitola lo spettacolo e così chiude Cavalli, ricordando che nel 2003 la corte d’appello di Palermo riconosce la colpevolezza di Giulio Andreotti per aver compiuto i reati a lui ascritti fino al 1980, tempo così lontano da farlo diventare il prescritto a vita.
Prima di salutare il pubblico, l’attore concede un piccolo bis che si apre con il filmato della discesa in campo politico di Silvio Berlusconi nel 1994 e legge alcuni testi che raccontano i legami del Cavaliere con Vittorio Mangano e Marcello Dell’Utri; «Leggo- specifica Cavalli- per evitare altre querele!». [Jlenia Luraschi, ecoinformazioni]
